Delitto Pamela Mastropietro: uccisa con due coltellate al fegato

L’esame istologico ha confermato: Pamela era ancora viva quando è stata accoltellata al fegato. Intanto emergono nuovi ed inquietanti dettagli.

Cominciano ad emergere alcune verità sull’assassinio di Pamela Mastropietro e il cerchio si sta stringendo intorno ai quattro indagati di origine nigeriane.

L’esame istologico consegnato ieri pomeriggio da medico legale Mariano Cingolani al procuratore capo di Macerata Giovanni Giorgio parla chiaro: Pamela è stata uccisa due coltellate al fegato e un colpo alla testa. A questo punto potrebbe non essere più rilevante conoscere l’esito delle analisi tossicologiche atteso nei prossimi giorni. Dunque, la 18enne non sarebbe morta per overdose, ma sarebbe stata uccisa.

A confermarlo ulteriormente ci sarebbero delle tracce lasciate nell’appartamento di via Spalato nonostante la pulizia accurata con la candeggina. Carabinieri e Ris di Roma, infatti, avrebbero trovato tracce ematiche nella lavatrice (probabilmente sono quelle dei vestiti dell’assassino), liquido seminale, sangue in sacchetti di plastica e impronte di mani e di piedi nudi.

Inoltre sarebbero stati trovati brandelli di pelle di Pamela sul terrazzo che, dunque, potrebbe essere stato il luogo dove si è consumato lo smembramento del corpo della giovane.
Infine, i genitali della 18enne non sarebbero stati asportati e fatti sparire, ma sarebbero stati fatti a pezzi, forse per nascondere una violenza sessuale. Manca, invece, la pelle del collo: probabilmente l’asportazione è stato un tentativo di coprire i segni di uno strangolamento.

Ora bisognerò ricomporre tutti pezzi del mosaico e capire anche come abbiano fatto gli indagati a sezionare in maniera così chirurgicamente precisa il corpo di Pamela.

Nel frattempo gli indagati sono aumentati. Oltre a Innocent Oseghale, Desmond Lucky e Lucky Awelima (tutti in stato di arresto), c’è un quarto nigeriano di 39 anni che ha ricevuto un avviso di garanzia per concorso in omicidio, vilipendio, distruzione, soppressione e occultamento di cadavere. Non dovrebbe essere coinvolto nell’omicidio, ma è attenzionato perché avrebbe avuto contatti telefonici con gli indagati nelle ore del delitto.