Divorziata e disoccupata, i giudici le negano l’assegno di mantenimento

Divorziano. Lei chiede l’assegno di mantenimento ma il giudice lo nega. Il motivo? È giovane e può cercarsi un lavoro.

divorzio

Divorziano. Lei chiede l’assegno di mantenimento ma il giudice lo nega. Il motivo? È giovane e può cercarsi un lavoro.

È questa l’estrema sintesi di quanto è accaduto a Salerno.

Come tutti i matrimoni, anche quello di una 38enne è cominciato con tanti buoni propositi, mosso dall’amore.

La coppia mette al mondo anche due bambini. Diventando mamma, però, la donna sceglie di rinunciare alla propria carriera di estetista per occuparsi giorno e notte della famiglia.

Dopo pochi anni, però, il matrimonio entra in crisi e, alla fine, i due si lasciano con il marito che crea una nuova famiglia.

Perciò, l’ex coppia sceglie per il divorzio e la donna chiede l’assegno di mantenimento.

Il 10 maggio scorso, però, la Cassazione ha emesso una sentenza, la numero 11054, che ha rivoluzionato il tema dell’assegno divorzile.

Infatti, i giudici della Cassazione hanno stabilito che il criterio per godere dell’assegno non è più il mantenimento del tenore di vita ma l’autosufficienza.

Ecco perché la Corte d’appello del Tribunale di Salerno ha accolto la tesi del legale dell’ex marito, negando l’assegno alla donna, perché “la sua condizione di disoccupata non è di per sé sufficiente in relazione alla sua capacità di lavoro anche in relazione all’età“.

In poche parole, la donna salernitana non ha diritto all’assegno divorzile perché può trovarsi un nuovo lavoro che le dia da vivere.

Nella sentenza, infatti, si legge che “anche alla luce del più recente orientamento della Suprema Corte, deve ribadirsi che il rapporto matrimoniale, con il divorzio, si estingue definitivamente sul piano dello status personale dei coniugi che tornano persone singole sicché vengono a cessare anche tutti i rapporti patrimoniali tra di loro basati sul principio di solidarietà che, pur non venendo meno nella fase della separazione, si interrompono completamente in quello di divorzio. Il matrimonio, dunque – si legge nella sentenza – non può essere considerato la strada per una sistemazione definitiva, ed è soltanto un’unione di affetti, per cui ove cessano questi ultimi, si interrompono anche i legami patrimoniali. In quest’ottica – concludono i giudici – chi richiede l’assegno divorzile, dovrà dimostrare di non essere in grado di potersi procurare, per ragioni che non dipendono dalla sua volontà, mezzi adeguati al raggiungimento dell’autonomia economica“.

Fonte: IlMattino.it

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