L’abbraccio gay di 2000 anni fa a Pompei. Una nuova ipotesi

Il meraviglioso calco è stato scoperto nella Casa del Critoportico durante gli scavi archeologici

È l’abbraccio di due uomini quello impresso nel calco della Casa del Criptoportico, ricavato negli scavi di Pompei dall’archeologo Vittorio Spinazzola agli inizi del Novecento. La scoperta è stata resa nota dal direttore generale della Soprintendenza, Massimo Osanna, nel corso di un convegno.

“Pompei non finisce mai di stupire.Si è sempre immaginato che fosse un abbraccio fra donne. Ma tac e Dna hanno rivelato che sono uomini”. È plausibile l’ipotesi che i due personaggi del calco fossero amanti? “Non si può dire” risponde Osanna. Ma considerata la loro posizione, si può ipotizzare? “Certo, ma è difficile averne la certezza” aggiunge l’archeologo.

Un’ipotesi, questa, che fa molto discutere. La certezza che sul calco siano riprodotti due uomini arriva dagli esiti sul Dna e la Tac.

Gli scavi archeologici di Pompei hanno restituito i resti della città di Pompei antica, presso la collina di Civita, alle porte della moderna Pompei, seppellita sotto una coltre di ceneri e lapilli durante l’eruzione del Vesuvio del 79, insieme ad Ercolano, Stabia ed Oplonti.

I ritrovamenti a seguito degli scavi, iniziati per volere di Carlo III di Borbone, sono una delle migliori testimonianze della vita romana , nonché la città meglio conservata di quell’epoca; la maggior parte dei reperti recuperati (oltre a semplici suppellettili di uso quotidiano anche affreschi, mosaici e statue), è oggi conservata al museo archeologico nazionale di Napoli ed in piccola quantità nell’Antiquarium di Pompei, attualmente chiuso: proprio la notevole quantità di reperti è stata utile per far comprendere gli usi, i costumi, le abitudini alimentari e l’arte della vita di oltre due millenni fa.

Il sito di Pompei, nel 2016, ha superato i tre milioni di visitatori, risultando il terzo sito museale statale più visitato in Italia dopo il Pantheon e il circuito archeologico del Colosseo, Foro Romano e Palatino. Nel 1997, per preservarne l’integrità, le rovine, gestite dalla Soprintendenza Pompei, insieme a quelle di Ercolano ed Oplonti, sono entrate a far parte della lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Fonte Ansa.

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