15enne rapita chiama tre volte la Polizia ma le dicono di riattaccare: è morta / VIDEO

È successo in Romania dove una giovane rapita da un killer ha tentato inutilmente di essere salvata chiamando il 112.

Shock e rabbia in Romania per la morte di una 15enne rapita, stuprata, torturata e uccisa da un serial killer. Lo shock è per la tremenda morte toccata in sorte alla ragazzina, la rabbia invece è nei confronti della polizia che avrebbe ignorato per ben tre volte le richieste d’aiuto della giovane.

I fatti risalgono allo scorso luglio. La ragazza, Alexandra Măceșanu, originaria del villaggio di Dobrosloveni, fa l’autostop per tornare a casa quando viene presa in macchina dal meccanico 65enne Gheorghe Dinca che la rapisce e la porta a casa sua a Caracal, circa 145 km ad est di Bucarest

Qui la picchia, la stupra e la tiene reclusa in una stanza togliendole il cellulare. La 15enne, però, riesce a chiamare il 112 da un fisso presente nella stanza.

Mi chiamo Alexandra Măceșanu, ho 15 anni sono stata violentata, per favore, venite presto, non so dove sono” dice la prima volta all’operatore che le risponde e che la rimprovera chiedendole “Che vuol dire non sai dove sei? Come pensi che ti troviamo?”.

Alexandra chiama altre due volte il 112 riuscendo anche a fornire un indirizzo trovato su un bigliettino. Dall’altra parte la trattano con freddezza e alla fine le dicono anche “Arriveranno lì in due minuti, ora basta, non posso stare al telefono, abbiamo altre chiamate”. La polizia arriverà nella abitazione del killer ben 19 ore dopo l’ultima telefonata e troverà soltanto frammenti di ossa e 21 pezzi di denti. Gli agenti arresteranno anche il 65enne che confesserà l’omicidio di Alexandra e quello di un’altra ragazza scomparsa alcuni mesi prima.

L’opinione pubblica è indignata per la superficialità con cui sono state trattate le telefonate della giovane che probabilmente oggi sarebbe ancora viva. “Le istituzioni rumene non sono riuscite a proteggere il diritto fondamentale alla vita – ha dichiarato il presidente romeno Klaus Iohannis – e i responsabili dovranno affrontare una dura punizione“. Intanto sulle mura del palazzo di Ministero degli Interni a Bucarest è comparsa la scritta “Police Kill”.

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