Luca Ward: età, carriera, moglie, figli, film, doppiatore

Luca Ward vede la luce ad Ostia, nella provincia di Roma, il 31 luglio 1960, ma cresce nella capitale stessa. Il suo destino sembra scritto nel suo albero genealogico. Suo padre è il celebre attore e doppiatore Aleardo Ward, figlio di William James Ward e dell’attrice Jone Romano. Sua madre è Maria Teresa di Carlo, in seguito nota come Maresa Ward, attrice di cabaret originaria dell’Abruzzo. Luca ha due fratelli minori, Andrea e Monica, entrambi stimati doppiatori, e un fratellastro, Metello Mori, che segue le stesse orme nel doppiaggio.

La famiglia di Luca viene colpita da una tragedia quando suo padre entra in coma nel 1973 e muore due mesi dopo a causa di un aneurisma. Questo evento scuote profondamente la famiglia, spingendo Luca a sostenere economicamente la famiglia con vari lavori mentre frequenta le scuole superiori e fa le sue prime esperienze teatrali.

Carriera

Forse non tutti sanno che Luca Ward ha iniziato a calcare le scene già nel lontano 1963. Il suo debutto davanti all’obiettivo avviene nel celebre sceneggiato televisivo “Demetrio Pianelli”, diretto da Sandro Bolchi, un esperto del genere. Ma questa non è stata la sua unica apparizione precoce sul piccolo schermo: tre anni dopo, lo vediamo in una versione de “Il conte di Montecristo”. Il suo esordio sul grande schermo avviene nel 1984, con il film “Chewingum” di Biagio Proietti, dove recita accanto a attori del calibro di Mauro Di Francesco, Eleonora Giorgi e Massimo Ciavarro.

Il grande pubblico televisivo inizia a riconoscere Luca Ward nel 2001, anno in cui appare nella quarta stagione di “Incantesimo” e nella seconda di “La squadra”. Nel corso degli anni 2000, ha preso parte a molte delle serie TV più famose del momento, talvolta come protagonista, altre volte in ruoli minori. La sua carriera televisiva comprende titoli come “Centovetrine”, “Don Matteo”, “Elisa di Rivombrosa”, “Capri”, “Le tre rose di Eva”, “Rex”, “Braccialetti rossi” e “Un posto al sole”.

Ma è nel campo del doppiaggio che Luca Ward ha raggiunto l’apice della sua arte, diventando un’icona del settore. Provienente da una famiglia di doppiatori, è stato particolarmente acclamato per il suo lavoro nel film “Il gladiatore” di Ridley Scott, in cui ha dato voce al personaggio di Massimo Decimo Meridio, interpretato da Russell Crowe. Le sue profonde tonalità vocali hanno reso memorabili molte delle frasi del film, diventando vere e proprie citazioni collettive, come il celebre “Al mio segnale, scatenate l’inferno!”.

Tuttavia, sarebbe riduttivo limitare il talento di Luca Ward a un solo film. Ha doppiato oltre 100 pellicole e numerosi attori internazionali, tra cui Samuel L. Jackson, Keanu Reeves, Antonio Banderas, Pierce Brosnan, Hugh Grant, Gerard Butler, Jean-Claude Van Damme, Kevin Costner, Kevin Bacon, Robert Downey Jr., Liam Neeson, Alec Baldwin e Dennis Quaid, solo per citarne alcuni.

Nel 2010, Luca Ward ha avuto un’esperienza nel reality “L’isola dei famosi”, ma purtroppo ha dovuto ritirarsi dopo soli sette giorni a causa di un trauma alla colonna vertebrale.

A partire dal 2018, è diventato il narratore del rinomato programma documentaristico di Rai 1, “Ulisse – Il piacere della scoperta”. Nel corso degli anni, ha anche prestato la sua voce a numerosi spot pubblicitari, arricchendo così la sua versatilità nel mondo dell’intrattenimento.

Vita privata 

Dal suo matrimonio con la collega Claudia Razzi nasce Guendalina, che segue le orme dei genitori diventando doppiatrice. Nonostante il divorzio dopo 24 anni di matrimonio, Luca e Claudia mantengono un buon rapporto, soprattutto per il bene della loro figlia.

Nel luglio del 2013, Luca Ward si sposa con l’attrice Giada Desideri, con cui ha avuto due figli, Lupo e Luna. Luca è attivo su Instagram, dove condivide momenti della sua vita pubblica e privata, mostrando sempre generosità e simpatia. Recentemente ha rivelato che sua figlia Luna è affetta da una rara malattia genetica chiamata sindrome di Marfan. Nel 2021 ha pubblicato la sua autobiografia intitolata “Il talento di essere nessuno”, edita da Sperling & Kupfer.

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