5 cose che abbiamo imparato dal referendum in Lombardia e Veneto

Il successo del referendum consultivo sull’autonomia delle Regioni Lombardia e Veneto ha acceso i riflettori su alcune (quasi) ovvie considerazioni.

  1. La crisi dello Stato in quanto tale. Sì, l’apparato statale è sempre più percepito dai cittadini come una ‘macchina’ mangia-soldi che più riceve e meno dà. Lo Stato, insomma, è ‘antipatico’: si comporta come una calamita che attrae verso di sé (il centro = Roma) quanto generato nelle periferie, ricambiando in una proporzione minore rispetto alle somme ricevute sotto forma di tasse e imposte.
  2. Il nazionalismo è messo da parte dal territorialismo, cioè dal legame nei confronti del territorio di appartenenza che è di stampo economico, sociale e culturale. Ci si sente più lombardi, veneti, siciliani, sardi che italiani. In poche parole, sta venendo meno il senso di solidarietà nazionale: ciò che produco (e do) deve restare nel territorio in cui vivo (e non, magari, essere distribuito a Regioni dove si produce e si dà di meno).
  3. Quanto sta succedendo tra Barcellona e Madrid sta svegliando l’entusiasmo degli autonomisti e indipendentisti italiani. Nulla è per sempre. Neanche una Nazione. E non è la Costituzione ad essere sovrana del popolo ma viceversa.
  4. Il Centrodestra unito sta terminando la sua rimonta nei confronti del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle. Con la possibilità concreta del sorpasso. Ecco perché l’esito delle elezioni regionali siciliane del prossimo 5 novembre si ripercuoterà a livello nazionale: potrebbe sancire l’inizio del ritorno al governo del Centrodestra, guarda caso oggi sempre più territoriale e meno statalista. Insomma, Dio e famiglia mai in discussione ma la Patria così com’è sì.
  5. Il Partito Democratico (e il centrosinistra) è, di converso, sempre più in crisi. Infatti, alle faide intestine, ora si aggiunge il rapporto sempre più flebile con gli italiani. Il PD è statalista: il potere va confluito al centro e da lì diramato verso le periferie del Paese, inserite in un sistema controllato e monitorato da Roma. Il PD, insomma, quando si guarda allo specchio, comincia a notare le prime e profonde rughe.