50 anni fa viaggiò gratis sul treno, oggi chiede di saldare il debito

E’ difficile e può creare un tormento interiore, essere amorali in una società ad alto tasso di moralità“. Questa sarebbe, secondo il professor Sandro Cattacin sociologo dell’Università di Ginevra, la spiegazione alla base del comportamento davvero anomalo di un pensionato svizzero.

In Svizzera, “paese ben governato che tiene i furbi a distanza”, paese in cui tutti sono ligi al dovere, fare uno sgarro fa sentire il colpevole un pesce fuor d’acqua, una vera e propria pecora nera con tanto di sensi di colpa.

Dunque, sarebbe questo il meccanismo scattato nella coscienza di un vecchietto che ha scritto una lettera alla direzione dei trasporti della rete ferroviaria regionale Berna-Soletta in cui si autodenuncia per aver viaggiato a scrocco.

I fatti risalirebbero al lontano 1967 quando il signore in questione, allora giovanissimo, faceva il pendolare proprio su quella tratta.

Stando a quanto scritto nella missiva, il giovanotto in quell’anno avrebbe viaggiato gratis più volte esibendo sempre lo stesso biglietto timbrato più volte.

A cinquant’anni di distanza è arrivato il rimorso: il pensionato oggi vorrebbe saldare il suo debito: “Sono tormentato dai sensi di colpa – ha scritto – e vorrei rimediare al danno che vi ho causato“.
Ma l’Ente Ferroviario l’ha graziato. “Non ci era mai capitato nulla del genere, siamo davvero commossi” ha dichiarato il portavoce dell’azienda, Caspar Lösche.

In realtà ci sarebbe anche una questione meramente contabile, come ha sottolineato lo stesso portavoce: “I libri contabili del 1967 ormai sono chiusi da un bel po’ di tempo“.

Chissà quanti di noi, in Italia, si sarebbero fatti prendere dai rimorsi di coscienza.