Achille Lauro su Instagram: “Rabbia e ambizione nascono dalle umiliazioni”

Il cantante, protagonista indiscusso di Sanremo e direttore creativo di Elektra Records, si sfoga.

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«Sono figlio di gente onesta», comincia così Achille Lauro su Instagram. Parla della sua famiglia, del sacrificio di due genitori che non gli hanno mai fatto mancare nulla. Di anni di frustrazioni, senza ricevere nulla in cambio.

Racconta del padre che insegnava per portare a casa lo stretto necessario per consentire a chi amava di vivere dignitosamente, delle notti insonni perché non riusciva a offrire di più a se stesso e alla famiglia.

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Sono figlio di gente onesta, di chi ha sacrificato una vita per il lavoro sopportando per anni di farsi sputare addosso senza mai ricevere nulla. Mio padre di giorno insegnava pur di portare a casa quattro soldi e di notte non dormiva ossessionato dal rimanere condannato in una misera vita. Ho visto mia madre fare lavori umilianti ma caritatevoli. Mai dirò che mi ha fatto mancare qualcosa. La mia rabbia e la mia ambizione nasce dalle umiliazioni. Quello che hanno fatto alla mia famiglia mi ha fatto diventare chi sono. Mia madre ha vissuto per gli altri, andava sulla strada ad aiutare prostitute a salvarsi assumendosi grandi rischi, ospitava a casa bambini di famiglie in difficoltà anche quando noi stessi eravamo disperati. Sono contento perche è anche grazie a quello che abbiamo passato se sono qui e, nonostante abbia avuto un rapporto difficile con la mia famiglia, sono felice perché oggi mio padre ha conquistato quello per cui ha vissuto e mia madre ha un ruolo importante al mio fianco. Il mio nome è famoso perchè tutti hanno conosciuto me quando dormivo in una macchina, quando vivevo in uno squallido hotel a Boccea, quando avevo paura per mia madre, quando a Val Padana c’erano quei ragazzi e oggi sono rimasti solo ritratti sui muri e fiori. Sono contento quando riesco a fare qualcosa per le persone che ne hanno bisogno tra cui alcuni dei ragazzi cresciuti con me fin da piccoli, protagonisti delle mie storie vere e del mio successo, che ancora oggi vivono un disagio che alcuni sono solo capaci di raccontare. No cantastorie. Documentario di una generazione. Sono diventato migliore di ieri perchè sono già stato chi nessuno sarebbe mai voluto essere e perchè quei ragazzi sono cresciuti avendo come esempio quello che non sarebbero mai voluti diventare. Gloria ai miei ragazzi, a chi è come noi e a chi non c’è più. È ora di aprire il nuovo sipario dove la morte stavolta è soltanto una messa in scena e dove si rimarrà per sempre.

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Parla della madre che ha fatto «lavori umilianti ma caritatevoli». Ammette che nessuno dei due gli ha mai fatto mancare qualcosa. Ammette anche che rabbia e frustrazione derivano da anni di umiliazioni.

Un post in cui il cantante parla con il cuore ai fan, quasi come fosse un flusso di coscienza che non può più essere frenato. Riconosce che gli sforzi delle persone che ama, e lo amano, gli hanno permesso di diventare quello che è.

Un figlio che riconosce il valore dei genitori, di una madre votata agli altri: «Andava sulla strada ad aiutare prostitute a salvarsi assumendosi grandi rischi, ospitava a casa bambini di famiglie in difficoltà anche quando noi stessi eravamo disperati».

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Poi si dice contento, perché se si trova dove si trova è anche grazie a quello che hanno passato: lui e la sua famiglia. Racconta di un rapporto conflittuale con i genitori, ma adesso sono felici. Suo padre ha ottenuto quello per cui ha lottato una vita intera e sua madre ha un ruolo importante al fianco del figlio.

«Il mio nome è famoso perché tutti hanno conosciuto me quando dormivo in una macchina, quando vivevo in uno squallido hotel a Boccea, quando avevo paura per mia madre, quando a Val Padana c’erano quei ragazzi e oggi sono rimasti solo ritratti sui muri e fiori», continua. Uno sfogo amaro e doloroso quello di Achille Lauro su Instagram, ma alla fine del quale ne escono tutti vincitori e a testa alta.

«Sono contento quando riesco a fare qualcosa per le persone che ne hanno bisogno, tra cui alcuni dei ragazzi cresciuti con me fin da piccoli», scrive. E poi continua laconico: «No cantastorie. Documentario di una generazione».

Un uomo migliore di ieri perché è già stato quello che nessuno avrebbe mai voluto essere, e avendo sempre davanti agli occhi quei ragazzi come lui. Qualcuno c’è ancora, qualcun altro no. Conclude: «È ora di aprire il nuovo sipario, dove la morte stavolta è soltanto una messa in scena, e dove si rimarrà per sempre».

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