Acqua di rubinetto e cancro alla vescica: c’è un collegamento?

Cosa dicono gli studi sulla correlazione tra acqua di rubinetto e tumore vescicale.

Secondo uno studio pubblicato su Environmental Health Perspectives, il 5% di tumori alla vescica in Europa (un caso su venti) sarebbe causato dai prodotti chimici presenti nell’acqua di rubinetto.

Anche qualche ricerca precedente ha evidenziato una stretta relazione tra cancro vescicale ed esposizione prolungata nel tempo a delle sostanze chimiche, dette trialometani (THM), come il cloroformio, il bromodiclorometano, il dibromoclorometano e il bromoformio. Queste appena elencate sono tutte sostanze che vengono prodotte dai sistemi di disinfezione a base di cloro e quindi si ritrovano nell’acqua di rubinetto.

acqua di rubinetto

I dati dello studio sono stati raccolti in 26 paesi europei. La media annuale individuata dei livelli di trialometani è di 11,7 microgrammi per litro. I Paesi con le medie più basse sono stati Danimarca e Paesi Bassi, mentre i valori più alti sono stati ottenuti a Cipro e a Malta. I ricercatori quindi hanno scoperto che il numero di casi di cancro alla vescica sono correlati ai livelli di trialometani. Infatti, Cipro aveva la percentuale più alta di diagnosi di tumore vescicale. Come ha affermato il ricercatore Manolis Kogevinas:

«Negli ultimi 20 anni, sono stati fatti grandi sforzi per ridurre i livelli di trialometani in diversi paesi dell’Unione europea. Tuttavia, i livelli attuali in alcuni paesi potrebbero ancora comportare un notevole onere per il cancro alla vescica, che potrebbe essere evitato ottimizzando il trattamento delle acque».

tumore

In Italia è stato evidenziato un valore medio di trialometani di 3.1 microgrammi per litro e di una percentuale di 1,2 di casi diagnosticati di cancro alla basse vie urinarie, riconducibili all’esposizione di queste sostanze che si trovano nell’acqua potabile. Annualmente nel nostro Paese ci sono stati 336 casi che possono essere collegati alla presenza di queste sostanze.

Il Professore Associato presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze Sede ex Sanità Pubblica, Elena Righi che da anni si è occupata dei potenziali effetti dei sottoprodotti della disinfezione sulla salute ha detto:

«In Italia la situazione è decisamente positiva: la qualità delle nostre acque è estremamente buona e la disinfezione induce una formazione di concentrazioni molto limitate di questi prodotti, tanto che abbiamo potuto adottare un valore guida molto più basso di quello che è consigliato dalla Unione europea (100 microgrammi per litro) e adottato da molti paesi europei».

acqua di rubinetto 2

LEGGI ANCHE: Tonno in scatola d’olio d’oliva: frammenti di plastica.