Amedeo Nazzari, parla la figlia: “Il timore che venga dimenticato fa male”

L’attore ci ha lasciati 40 anni fa e oggi la figlia teme che si possa dimenticare.

Una delle ultime volte che lo abbiamo sentito nominare, Amedeo Nazzari, è stata in una parodia di Corrado Guzzanti che, travestito da Walter Veltroni in cerca di un leader del centrosinistra gridava «non possiamo prendere Amedeo Nazzari. Mi è chiaro che è una mozione contro di me. Ma devo darvi una brutta notizia a voi della mozione Mazzari: è morto. È mortoooo, mortooo».

Al di fuori di questa parodia che vedeva, appunto, Guzzanti, accanto a Germana Pasquero, c’è l’oggi in cui Amedeo Nazzari, nato a Cagliari nel 1907, appare dimenticato dai più.

Ci lasciava infatti 40 anni fa, Amedeo Carlo Leone Buffa in arte Amedeo Nazzari, scomparso a 71 anni nel novembre 1979. Un anniversario che i grandi festival italiani non hanno pensato di ricordare: «Non posso dire che mi abbia sorpreso – dice la figlia dell’attore, Evelina Nazzari, che ha seguito il padre e la madre, l’attrice Irene Genna, sul percorso della recitazione -. Purtroppo non si fa molto per stimolare il ricordo, è un vizio italiano. Ma il timore che papà venga dimenticato è bruciante».

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Nazzari ha regalato intense prove d’attore, da Il bandito di Lattuada (1946) a Processo alla città di Zampa (1952), e ha attraversato tutti i generi (dai melò di Matarazzo a commedie come il Gaucho di Risi o a polar come Il clan dei siciliani).

Un uomo e un artista tanto dotato di charme quanto di autoironia, come aveva magistralmente dimostrato nel ritratto della stella Alberto Lazzari in Le notti di Cabiria di Fellini (1957). Proprio per rendergli omaggio viene rieditato il libro di Evelina Nazzari, Amedeo Buffa in arte Nazzari (Ed. Sabinae) uscito dieci anni fa. Un diario fotografico dell’archivio di famiglia, tra quotidiano, percorso professionale, momenti più intimi.

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«Temevo di non saper scrivere poi in realtà grazie a questo libro la scrittura è diventata una grande passione – ha spiegato Evelina Nazzari, che firma il volume con il nome all’anagrafe, Maria Evelina Buffa -. Qui sono partita dalle foto e ho raccontato quello che mi veniva in mente».

Un viaggio «anche un po’ doloroso, perché papà è andato via quando avevo 21 anni, il nostro rapporto allora stava sbocciando». Evelina Nazzari, troverebbe «bellissimo se papà venisse ricordato con il restauro di uno dei suoi film, o un ciclo dei suoi titoli più belli. Da opere meno conosciute come la commedia Dopo divorzieremo (1940) a Il bandito di Lattuada, che è stato riproposto da poco, come omaggio, dal cineclub romano Alphaville… la sala era piccola… ma piena».

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