Anastasia: “La famiglia di Luca Sacchi? Piena di calabresi”

Intercettata la fidanzata del personale trainer ucciso. La replica della mamma della vittima, Concetta Galati.

«Le brutte parole utilizzate da Anastasia si commentano da sole. In tutti questi anni non mi ha mai detto nulla di simile. Io, mio marito Alfonso e tutta la nostra numerosa famiglia non intendiamo rispondere a insulti provenienti da una ragazza di 25 anni che per anni ha frequentato la nostra casa. L’unica cosa che realmente ci interessa è che tutti i responsabili della morte di Luca paghino il loro conto con la giustizia».

Così Concetta Galati, mamma di Luca Sacchi, commenta tramite gli avvocati Armida Decina e Paolo Salice le frasi pronunciate da Anastasia durante una telefonata a un’amica intercettata e contenuta in un’informativa dei carabinieri.

Frasi che dicono così: «Poi quella c’ha una famiglia piena di calabresi ignoranti, non si sa da dove vengono (…) La madre di Luca non ha mai lavorato, non ha mai fatto nulla». Nella conversazione con l’amica, Anastasiya, riferendosi al ristorante della famiglia Sacchi, aggiunge: «So’ tutte carucce…comunque tutti carini, pure il padre de Luca è carino…lei è ‘na cozza, ‘na botte, do’ cazzo va».

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Secondo quanto riferito dal padre del giovane, sentito come testimone dai magistrati di Roma nell’ambito dell’indagine sull’omicidio, «il conto di Luca non era cointestato, ma Anastasia aveva i codici e poteva operare tranquillamente. Quando Luca è deceduto le abbiamo chiesto i codici, ma lei me ne ha mandati solo alcuni che non funzionavano».

«Anche quando abbiamo chiesto i codici per l’home banking e la gestione online della casa vacanza ci ha dato codici che non funzionavano. Tant’è che li abbiamo dovuti cambiare tutti» ha detto a verbale. «Io penso – ha aggiunto il padre riferendosi al conto – che vi fossero tra i 15 e i 20mila euro. Ora ce ne dovrebbero essere circa 16mila, ma non ho notato movimenti particolari, sospetti o ingenti. L’unico movimento un po’ più grande è stato un prelievo di 4mila euro il 10 ottobre. Ma quel giorno mi servivano duemila euro liquidi per coprire la rata del mutuo e li ho chiesti temporaneamente a Luca, che di fatto ne ha prelevati quattromila».

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E ancora: «Mio cugino Massimo mi ha raccontato che quando ho dato la notizia della morte di Luca, Giovanni Princi detto: ‘vabbè allora se è morto andiamo a farci una birra e un panino, che sto morendo di fame’».

«Penso che Princi portasse Luca con sé per farsi sicurezza – ha detto il padre nel verbale depositato all’udienza davanti al Riesame – Luca era molto alto in perfetta forma fisica, inoltre era un patito di arti marziali, ciò non di meno, gli hanno fatto sempre insegnato la pazienza e l’autocontrollo».

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