Andrea Dara e il bonus da 600 euro: ‘colpa della madre’

Il politico della Lega sospeso dal partito insieme alla collega Elena Murelli. Ma il caso fa discutere

Furbetto da condannare o leggerezza da attribuire alla famiglia? Andrea Dara e il bonus: una vicenda che fa discutere. Ieri la Lega ha sospeso il parlamentare (insieme alla collega Elena Murelli), reo di aver chiesto l’aiuto al reddito da 600 euro destinato alle partite IVA. Immediata la condanna sui social, con tanto di parole di scherno ( in alcuni casi, di offese vere e proprie) e richieste di dimissioni che sono fioccate senza soluzione di continuità.

Eppure, ci sarebbe da fare chiarezza su un punto. Quello tra Andrea Dara e il bonus non sarebbe un filo direttamente collegato alla volontà di fare il furbo. All’interno della Lega, il parlamentare viene descritto come una brava persona, sempre ligia al dovere e motivata nel portare avanti le proprie battaglie, condivisibili o meno a seconda delle idee politiche di ciascuno, improntate alla massima correttezza con atteggiamenti mai sopra le righe.

Andrea Dara ed Elena Murelli
Andrea Dara ed Elena Murelli

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Per questo, quando il suo nome è cominciato a circolare tra i furbetti del bonus in molti hanno pensato che potesse trattarsi di una bufala o di un tentativo di gettare discredito su un politico eticamente impeccabile. Poi le voci hanno trovato conferme e anche per il partito guidato da Matteo Salvini la situazione si è fatta imbarazzante, al punto da dover prendere provvedimenti e procedere con la sospensione, non certo a cuor leggero.

41 anni, imprenditore tessile mantovano, con una fabbrica che produce calze e un percorso politico nel Carroccio che da consigliere comunale lo ha portato, a suon di voti e di consensi, a ottenere uno scranno alla Camera nella diciottesima legislatura. Di tutto rispetto anche il reddito personale: l’ammontare nell’ultima dichiarazione dei redditi sfiora i 110 mila euro. E allora molti si sono chiesti: aveva bisogno del bonus da 600 euro?

Pare che la richiesta non sia partita da lui, semmai dalla madre, che adesso sarebbe distrutta dalla situazione in cui si è ritrovato il figlio. Il deputato avrebbe scoperto la faccenda proprio quando il ‘caso parlamentari’ stava per esplodere: una vera e propria doccia fredda. Sulla vicenda, Dara si è limitato a dire: «Comprendo la scelta del partito, mi assumo la responsabilità di quanto accaduto, anche se non sono stato direttamente io. Non cerco giustificazioni».