Anestesista sui social: “Non voglio rivivere gli ultimi 3 mesi per colpa dei cretini che fanno l’aperitivo”

Carlo Serini è un medico di Milano che non ci sta a guardare in silenzio il comportamento di alcuni durante la fase 2.

Carlo Serini
Carlo Serini al lavoro

Da Nord a Sud, il ritorno alla movida in piena fase 2 ha destato scalpore. Tra i più arrabbiati c’è un anestesista che si sfoga sui social, sull’onda delle ire dei sindaci corsi subito ai ripari con controlli a tappeto dalle 18 in poi (ora in cui comincia a uscire più gente per cominciare la serata con un aperitivo all’aria aperta).

La voglia di ritornare alla normalità dopo due mesi di lockdown è comprensibile, ma gli esperti chiedono a gran voce di continuare a rispettare le norme volta a contrastare la diffusione del Coronavirus. La paura è che comportamenti poco responsabili possano fare ripiombare alcune regioni, se non addirittura tutto il Paese nella tanto temuta fase 1.

Tra chi non ci sta a guardare c’è Carlo Serini, un anestesista che si sfoga sui social. Uno di quei medici che è stato in prima linea tra le corsie degli ospedali, nei reparti Covid, e proprio in una delle aree maggiormente colpite dalla pandemia, Milano (in Lombardia).

Covid incazzatura.Io faccio l’anestesista rianimatore per tutti, belli e brutti, bianchi e neri, grandi e piccoli,…

Pubblicato da Carlo Serini su Sabato 23 maggio 2020

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Su Facebook commenta arrabbiato le immagini della movida in varie città italiane: «Io faccio l’anestesista rianimatore per tutti, belli e brutti, bianchi e neri, grandi e piccoli, italiani e stranieri, insomma non si guarda (giustamente) in faccia a nessuno. Ma non faccio l’anestesista rianimatore per i cretini».

E non si ferma certo qui: «Cari cretini, eliminatevi come preferite che fate un favore all’umanità… Ma non chiedeteci ancora di rivedere e rivivere i tre mesi appena trascorsi, a causa del vostro cretinismo. Io sono in terapia del sonno per sedare e sopire incubi, insonnie e risvegli dopo tre mesi in un ospedale Covid: e voi che cazzo fate? L’aperitivo…».

Un punto di vista comprensibile, dato il pericolo a cui è stato sottoposto il personale sanitario di tutta la nazione. Turni massacranti, con protezioni necessarie ma difficili da sopportare per 12 ore di fila. Sono persone che hanno guardato morire pazienti senza il conforto dei propri cari, che si sono sentiti inermi di fronte a un nemico invisibile, nonostante tutti gli sforzi fatti.

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