Annamaria Franzoni: “Finita la pena, me ne vado all’estero”

A luglio 2019 tornerà libera. E probabilmente andrà via dall’Italia. È questo il desiderio impellente confessato a Libero da Annamaria Franzoni.

Appena sarò libera me ne andrò a vivere lontano, all’estero. Sarà la prima cosa che farò, qui non ci voglio più stare. E non voglio parlare con nessuno. Non per essere scortese, ma è dal 2006 che resto in silenzio, che non rilascio interviste: voglio essere dimenticata. Ogni volta che appare il mio nome in pubblico, fa discutere. Per questo ho scelto di non parlare più”.

La mamma di Cogne condannata a 13 anni per l’omicidio del figlio di tre anni Samuele, parla dalla sua abitazione di Ripoli Santa Cristina, paesino di collina nell’Appennino bolognese, dove sta scontando ai domiciliari gli ultimi anni di carcere. Accanto a lei c’è sempre la sua famiglia: il marito Stefano Lorenzi e i figli Davide e Gioele (quest’ultimo nato un anno dopo la morte di Samuele).

Una famiglia che, racconta Annamaria, “è stata la mia forza, anche perché, nonostante i tanti problemi, siamo rimasti uniti e ci vogliamo bene. E chi mi conosce bene lo sa, sa chi sono e come sono fatta”.

Annamaria Franzoni, che si è sempre dichiarata innocente, resta l’unica imputata per l’omicidio del piccolo Samuele avvenuto la mattina del 30 gennaio 2002. Il bambino fu ucciso nel lettone della villetta di Cogne dei Lorenzi con diciassette colpi alla testa inferti con un oggetto che non fu mai ritrovato.

La donna fu condannata con il rito abbreviato a 24 anni di reclusione, scesi a 16 in appello e ridotti a 13 dall’indulto.