Arabia Saudita, la svolta: le donne ora possono guidare

Dopo il diritto al voto e il permesso ad entrare allo stadio, arriva il via libera per la patente. Accade in Arabia Saudita, roccaforte del wahabismo (la versione più rigida dell’Islam sunnita), dove le donne sono sempre state vittime di una pesante forma di apartheid. Ma i tempi stanno mutando e ormai sono maturi per un’apertura.

Il merito è del giovane principe Mohammed bin Salman che ha intuito il potenziale femminile per risollevare l’economia del paese che ormai vacilla e ha bisogno di appigli differenti dall’oro nero.

E così da due anni in Arabia soffia il vento del cambiamento. Qualche giorno fa alle donne saudite è stato permesso di entrare allo stadio Re Fahd di Riad per assistere alle celebrazioni per l’87esimo anniversario della nascita della nazione. Oggi arriva l’annuncio che nel 2018 il gentil sesso potrà prendere la patente e guidare, nonostante i religiosi continuino a ripetere che è “inappropriato“, “un problema per gli uomini” e “pericoloso per la stabilità del Regno”.

Questa conquista, dunque, ha per le donne saudite lo stesso valore del diritto al voto: si aggiunge un altro tassello alla loro indipendenza. Per capire quanto sia importante questo cambiamento, basta ricordare che nel 1990 l’associazione “Women2Drive” portò alla ribalta dei media la questione perché 47 attiviste furono arrestate per aver guidato in segno di protesta. Una protesta che è proseguita negli anni con manifestazioni, petizioni e tam tam sui social.

Oggi sembra che le cose stiano cambiando. L’obiettivo è quello di modernizzare lo stile di vita del paese entro il 2030. Tuttavia restano ancora molte pesanti restrizioni alla libertà delle donne che ancora oggi non possono viaggiare, sposarsi, frequentare le scuole superiori e sottoporsi a cure mediche senza il permesso del tutore maschio.

Video a sostegno della lotta Women2Drive