Avigan contro il Coronavirus, cosa c’è di vero?

L’efficacia dell’antivirale è ancora in fase di sperimentazione, spiega l’Aifa.

Avigan
Avigan

Un video sui social, ecco da cosa è partito tutto. Avigan contro il Coronavirus funziona? Dare una risposta non è semplice, né tantomeno immediato. I primi risultati sarebbero arrivati dal Giappone, ma le polemiche le avrebbero suscitate i toni entusiastici di un farmacista laziale.

«Ha fatto rinascere il Giappone […] lo ha fatto tornare a respirare»: dice su un post di Facebook. Chiama in causa gli italiani, che dovrebbero richiedere il farmaco «a gran voce», e il Governo poco reattivo (a suo dire).

Avigan è il nome commerciale del favipiravir, un farmaco antivirale sviluppato dall’azienda farmaceutica Toyama Chemical (del gruppo giapponese Fujifilm) che contrasta alcuni tipi di virus a RNA. Impedirebbe la loro moltiplicazione e aiuterebbe il sistema immunitario a debellarli.

Aifa
La sede romana dell’Aifa

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Insorgono gli scienziati italiani a vario titolo. L’Avigan contro il Coronavirus? Bisogna andarci piano. «Di farmaci che in passato abbiano funzionato contro i virus ne esistono pochissimi, e nessuno garantisce risposte definitive. Per controllare l’Hiv ci sono voluti decenni di sperimentazione».

Così si esprime in merito, su Twitter, l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, consulente scientifico della task force della Regione Puglia. L’Aifa, dal canto suo, è pronta alle vie legali contro chi diffonde false informazioni sul Covid-19.

Pier Luigi Lopalco
Pier Luigi Lopalco

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«La Commissione Tecnico-Scientifica di Aifa, riunita in seduta permanente, rivaluta quotidianamente tutte le evidenze che si rendono disponibili al fine di poter intraprendere ogni azione (inclusa l’autorizzazione rapida alla conduzione di studi clinici) per poter assicurare tempestivamente le migliori opzioni terapeutiche per il COVID-19 sulla base di solidi dati scientifici»: ci tiene a precisare in una nota.

E poi: «La Commissione si esprimerà in modo più approfondito rispetto alle evidenze disponibili per il medicinale favipiravir. Si ribadisce che Aifa è costantemente impegnata a tutelare la salute pubblica, a maggior ragione in un momento di emergenza come quello attuale, dando informazioni puntuali e aggiornate sulle evidenze scientifiche».

A oggi, quindi, non esistono studi clinici pubblicati relativi all’efficacia e alla sicurezza dell’Avigan contro il Coronavirus. «Favipiravir – spiega l’Aifa – è un antivirale autorizzato in Giappone dal marzo 2014 per il trattamento di forme di influenza causate da virus influenzali nuovi o riemergenti e il suo utilizzo è limitato ai casi in cui gli altri antivirali sono inefficaci. Il medicinale non è autorizzato né in Europa, né negli Usa».

«Sono noti dati preliminari, non ancora revisionati dagli esperti, di un piccolo studio non randomizzato, condotto in pazienti con Covid-19 non grave con non più di 7 giorni di insorgenza»: conclude.

Torna a dire la propria anche Angelo Garattini, che nei giorni scorsi ha parlato dell’importanza dell’attività fisica per rinforzare il sistema immunitario. «Bisogna essere molto cauti nella valutazione di un farmaco, specialmente se a suo sostegno ci sono evidenze scientifiche di scarsissimo valore»: ha detto.

E poi si chiede: «Considerando che nella maggior parte dei casi l’infezione Covid-19 si risolve da sola, come hanno fatto a dimostrare che i pazienti in fase iniziale della malattia sono guariti grazie al farmaco e non perché’ la malattia se n’è andata da sola?».

Né l’Aifa né Garattini sono contrari a una sperimentazione per raccogliere dati certi. Il punto è capire come muoversi in tal senso. Sono tutti al lavoro per capire come procedere, nel frattempo invitano a non diffondere informazioni approssimative e potenzialmente pericolose per la popolazione.

Tuttavia, in tarda serata l’annuncio del ministero della Salute Roberto Speranza: «Mi ha comunicato che la riunione del Comitato Tecnico-Scientifico di questa mattina, dopo una prima analisi sui dati disponibili relativi ad Avigan, sta sviluppando un programma di sperimentazione e ricerca per valutare l’impatto del farmaco nelle fasi iniziali della malattia».

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