Berlusconi chiede l’azzeramento dell’assegno di mantenimento ma l’ex moglie si oppone

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L’ex premier Silvio Berlusconi e Veronica Lario tornano davanti ai giudici, nella causa di divorzio che li vede contrapposti per la fissazione degli alimenti a favore dell’ex moglie. Una battaglia a colpi di assegni milionari, ma a seguito della recente sentenza Grilli-Lowenstein emessa dalla Cassazione il fondatore di Forza Italia punta a ottenere l’azzeramento dell’assegno mensile da 1,4 milioni di euro che dovrà versare all’ex consorte a divorzio definitivo.

Assegno che tuttavia non verrà più versato quando il divorzio diventerà definitivo. L’ex presidente del Consiglio punta all’azzeramento degli alimenti. La difesa di Berlusconi, tra l’altro, mette in rilievo il fatto che Veronica Lario risulta titolare di diverse società proprietarie di numerose e ingenti proprietà immobiliari.

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Naturalmente gli avvocati dell’ex Presidente del Consiglio appoggiano il nuovo orientamento e hanno richiesto una decisione il prima possibile, entro i 60 giorni di tempo previsti della legge.
Per il pool di legali di Berlusconi, in buona sostanza, l’ex moglie non può più accampare diritti in merito agli alimenti perché disponendo di una liquidità di 16 milioni di euro, oltre a gioielli e immobili, può benissimo considerarsi autosufficiente e senza problemi di tipo economico.

Sentenza Grilli-Lowenstein

Lo scorso 16 maggio la Suprema corte ha respinto il ricorso del leader azzurro contro il verdetto emesso nel 2014 dalla corte di appello di Milano nella causa di separazione, non estendendo dunque a questo caso la decisione del 10 maggio nell’ambito della causa di divorzio tra l’ex ministro Vittorio Grilli e la moglie Lisa Lowenstein.

I giudici hanno stabilito che il parametro del mantenimento del tenore di vita goduto durante il matrimonio non è più in vigore e che l’assegno divorzile, in misura “sobria”, spetta solo a chi non è in grado di lavorare, non per sua colpa, e non ha redditi. Questo, secondo i difensori dell’ex premier, non è il caso di Veronica Lario, che per la Cassazione però deve continuare a beneficiare dell’appannaggio dell’ex marito poiché nella fase della separazione il vecchio parametro deve essere applicato, dato il vincolo coniugale è solo attenuato e non rescisso del tutto. La prima applicazione della sentenza della Cassazione si e’ verificata proprio a Milano, dove il giudice della nona sezione civile Giuseppe Buffone, pronunciandosi nel caso di due ex coniugi entrambi lavoratori e con figli, ha rilevato come debba intendersi in concreto il concetto di “non indipendenza economica dell’ex coniuge richiedente”.

E propone un parametro non esclusivo di riferimento – si legge nell’ordinanza -“che può essere rappresentato dall’ammontare degli introiti che, secondo le leggi dello Stato, consente (ove non superato) a un individuo di accedere al patrocinio a spese dello Stato”. Vale a dire, scrive Buffone, “euro 11.528,41 annui ossia circa 1.000 euro mensili”. Chi ha entrate superiori potrebbe quindi non avere titolo all’assegno divorzile dall’ex coniuge. Fonte Il Gazzettino.