Bossetti dal carcere: “Sono un prigioniero di Stato”

“Sono un prigioniero di Stato”. E’ l’ennesimo sfogo dal carcere di Massimo Bossetti.
Condannato all’ergastolo anche in appello lo scorso 17 luglio per l’omicidio di Yara Gambirasio, il muratore di Mapello continua a gridare la sua innocenza.

Lo fa con una lettera (pubblicata dal settimanale Oggi), l’ennesima da quando finì dietro le sbarre nel 2014. L’ha inviata a familiari e amici. Sono una ventina di righe scritte a penna e con qualche errore. Ad esse Bossetti ha affidato il suo dolore, il suo ostinato ripetere che è vittima di un errore giudiziario.

Ecco i passi salienti della missiva.
Dopo una sentenza, una ulteriore condanna ingiusta, inflittami senza un minimo rispetto e in assenza di un dignitoso sacrosanto diritto di difesa, sono profondamente deluso e addolorato per quanto tutta questa spietata crudeltà si è rivalsa su di me. Avendomi violato il diritto di difesa ha fatto si nel voler realizzare un grandissimo precedente giuridico che investirà, aggravando, la salute e i valori di tutti voi cittadini. Un clamoroso torto alla società. Sono molto dispiaciuto, vedere gli occhi dei miei familiari esprimere troppo intensa sofferenza, ma non è colpa mia, la ‘Giustizia’ si è schierata contro di me. Ora, confidenzialmente, posso dire di sentirmi veramente un ‘prigioniero di stato’”.

Gli è molto vicino Claudio Salvagni, uno dei suoi difensori: “Sta superando il momento più difficile. Il contraccolpo è stato tremendo. Ma è forte. Con la Cassazione abbiamo ancora una carta importante da giocare ed è una carta alla quale restiamo aggrappati”.