Bracciante chiede la mascherina, picchiato e buttato in un canale

È successo a Terracina, comune della provincia di Latina

Un indiano 30enne è stato picchiato dai titolari di un’azienda agricola, padre e figlio, entrambi incensurati, perché ha chiesto la mascherina e i guanti per lavorare in sicurezza.

È successo a Terracina, comune della provincia di Latina. L’uomo è stato poi licenziato e buttato dentro un canale di scolo perché aveva chiesto di essere pagato per il lavoro già fatto.

L’indiano, come riportato sul Fatto Quotidiano, si è presentato in ospedale per farsi medicare, avendo subito fratture e lesioni, e da lì sono partite indagini che hanno fatto emergere lo sfruttamento perpetrato in quell’azienda. I lavoratori, infatti, venivano pagati solo 4 euro all’ora per 12 ore al giorno, giorni festivi compresi. Quindi, nessun giorno di riposo né ovviamente congedi per le malattie. Inoltre, in busta paga ai lavoratori sarebbe stato contabilizzato soltanto un terzo delle giornate di lavoro effettivamente prestate. Nessun diritto ma solo doveri per gli operai sottopagati.

La Polizia, su ordine del GIP, ha arrestato e messo ai domiciliari un imprenditore di 52 anni e notificato al figlio 22enne l’ordinanza con cui è stato sottoposto all’obbligo di firma in commissariato. Entrambi sono accusati, a vario titolo, di estorsione, rapina e lesioni personali aggravate.

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Inoltre, come reso noto da Repubblica, è stato effettuato un controllo che ha scoperto che nessuno degli operai era provvisto dei dispositivi individuali di protezione, trovati all’interno delle abitazioni degli indagati che, come specificato dalla questura di Latina, «non avevano ritenuto di distribuirle ai loro dipendenti».

La ministra Teresa Bellanova ha commentato così quanto successo: «Sono questi i motivi per cui sono convinta che la battaglia per la regolarizzazione sia stata una battaglia giusta. La sicurezza è un diritto. Avere un lavoro con orari e paga dignitosi è un diritto. Dove lo Stato non è presente, dove si insinua il caporalato, questi semplici diritti sono negati».

Infine, Erasmo Palazzotto, deputato di Liberi Uguali e componente della commissione Antimafia, in una nota ha affermato: «Colpevole di aver chiesto una mascherina per lavorare in sicurezza. Insieme agli arretrati lavorati e non pagati. Per questo un bracciante indiano è stato picchiato e gettato in un fosso da due imprenditori agricoli. Accade a Terracina, provincia di Latina. Storico feudo della destra. È un episodio fra tanti che fa emergere il sommerso di un mondo fatto di sfruttamento. Che chiarisce l’urgenza di quella regolarizzazione tanto strumentalizzata e ostacolata da Salvini. La sicurezza è un diritto. Dove non c’è lo Stato si insinua il caporalato. A schiavizzare e umiliare».

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