Cancro: scoperta la fonte di energia di alcuni tumori

Undated handout artist impression issued by LIfT BioSciences of a neutrophil attacking a cancer cell. A radical new immune therapy developed from cases of "miraculous" cancer recovery could be tested on patients as early as next year. PRESS ASSOCIATION Photo. Issue date: Friday November 24, 2017. Scientists have found a way to screen potent cancer-killing immune cells from donor blood and multiply them by the million. The neutrophil cells form part of the body's first line of defence against foreign invaders, known as the innate immune system. See PA story HEALTH Cells. Photo credit should read: LIfT BioSciences/PA Wire NOTE TO EDITORS: This handout photo may only be used in for editorial reporting purposes for the contemporaneous illustration of events, things or the people in the image or facts mentioned in the caption. Reuse of the picture may require further permission from the copyright holder.

Si tratta di una importante scoperta in campo medico nella lotta ai tumori, ed è tutta italiana. È stato individuato il meccanismo che dà energia ad alcuni fra i tumori più diffusi. Il team della ‘Columbia University’ di New York che ha raggiunto questo traguardo è stato guidato da un italiano, Antonio Iavarone.

Con lui molti italiani, come Anna Lasorella e Angelica Castano della Columbia, Stefano Pagnotta e Luciano Garofano e Luigi Cerulo, che lavorano fra la Columbia e l’università del Sannio a Benevento.

Ma cosa hanno scoperto?

In parole semplici, lo studio che è stato pubblicato sulla rivista ‘Nature’, ha dimostrato che il meccanismo individuato nel 2012 per glioblastoma (il più aggressivo dei tumori al cervello) è lo stesso che si attiva per altri tumori molto diffusi come quelli di testa e collo, vescica, seno, cervice uterina, esofago e polmone.

In pratica, nel 2012 fu scoperto che il glioblastoma traeva energia per formarsi, vivere e propagarsi da una proteina che non esiste in natura ma che nasce dalla fusione di due proteine chiamate FGFR3 e TACC3.

La nuova proteina nata da questa fusione, altera il metabolismo dei mitocondri (che sono le centraline energetiche delle cellule) facendo sì che producano una grandissima quantità di energia utile ai tumori per vivere.

Questo significa che i farmaci già in uso per inibire l’attività della proteina nata dalla fusione di FGFR3 e TACC3 potrebbero risultare utili nel trattamento di numerose tipologie di tumore.