Cantico dei Cantici, la versione portata da Benigni a Sanremo è quella giusta?

Il comico toscano ha declamato una versione del testo biblico anteriore rispetto a quella approvata dalla CEI.

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La terza serata di Sanremo ha colpito nel segno non solo per i duetti che i cantanti in gara hanno portato sul palco dell’Ariston per omaggiare alcuni dei maggiori successi presentati proprio nella città dei fiori nel corso dei 70 anni del Festival, ma anche per l’attesissimo arrivo di Roberto Benigni sul palco da cui mancava da 9 anni.

L’attore e regista toscano ha dominato l’Ariston con un monologo che lo ha visto prima commentare e poi recitare uno dei libri più studiati e discussi della Bibbia. Stiamo parlando del Cantico dei Cantici, contenuto sia nella versione cristiana della Bibbia, sia in quella considerata canonica dalla religione ebraica.

Compreso tra i cosiddetti libri sapienziali – assieme al Libro di Giobbe, ai Salmi, al Libro dei Proverbi, al Qoelet, al Libro della Sapienza e al Siracide – ha un testo che, sulla base delle indicazioni approvate dalla CEI nel 2008, si contraddistingue per l’assenza della maggior parte dei riferimenti che, invece, sono stati chiamati in causa da Benigni. Quella portata sul palco di Sanremo, a detta dell’attore toscano, è una versione anteriore rispetto a quella contenuta nel testo biblico considerato canonico dalla Conferenza Episcopale Italiana.

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Le interpretazioni

Se Roberto Benigni si è focalizzato sull’interpretazione più fisica e carnale del testo, è bene ricordare che, nel corso dei secoli, ne sono state elaborate diverse altre. Tra queste è possibile ricordare il punto di vista di Giovanni Paolo II, che vedeva il Cantico dei Cantici come una ricerca dell’Eros inteso come bello totalizzante.

Questo libro della Bibbia – descritto da Voltaire come una “canzone degna d’un corpo di guardia dei granatieri” – ha anche un’interpretazione secondo la quale la narrazione inquadra sì una storia d’amore, ma con l’intenzione di toccare vette morali più alte.

Degna di nota è infine l’interpretazione allegorica – chiamata in causa molto spesso – secondo la quale il testo del Cantico sarebbe un ritratto del rapporto tra Cristo e la Chiesa. Un’ulteriore interpretazione allegorica vede in primo piano il rapporto tra Salomone – considerato da molti l’autore del libro – e la personificazione della sapienza.

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