Caso Conte – Vaticano: cosa ha scoperto il Financial Times?

Ecco quello che si sa sull’indagine del Vaticano sulle compravendite immobiliari.

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

La notizia è arrivata tra capo e collo mentre si stavano spulciando i dati dei primi risultati delle Regionali in Umbria che avrebbero decretato una pessima nottata per il governo giallo-rosso: «Conte fu consulente di un fondo finito nell’inchiesta del Vaticano», così ha scritto il Financial Times.

Da qui è stato tutto un inseguirsi di notizie, polemiche, indagini in corso e polemiche che si sono evolute momento dopo momento e che in poche parole è difficile riassumere in modo completo. Ma mettiamo ordine alle cose.

Si parte da un’inchiesta, autorizzata da Papa Francesco, che ha preso avvio da denunce presentate dall’Istituto per le Opere di Religione e dall’ufficio del revisore generale. Al centro immobili di pregio a Londra, e alcune società inglesi che avrebbero partecipato al business.

Il futuro premier emise un parere giuridico per Fiber 4.0, una cordata di azionisti di Retelit di cui il fondo Athena aveva il 40%. Il tutto è capitato una settimana prima che Conte diventasse premier.

Contattate, fonti della Santa Sede sottolineano che quello di Conte fu «semplicemente un parere legale» e definiscono «pretestuoso il suo coinvolgimento». C’è da dire che per ora l’inchiesta dei pm vaticani sta cercando di chiarire le operazioni immobiliari effettuate dalla Segreteria di Stato nell’ultimo anno.

Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei Ministri.

Nel maggio 2018 l’avvocato Conte sapeva di stare lavorando per un fondo sostenuto dal Vaticano? Ieri sera Palazzo Chigi ha diffuso una nota: «Conte ha reso solo un parere legale e non era a conoscenza e non era tenuto a conoscere il fatto che alcuni investitori facessero riferimento ad un fondo di investimento sostenuto dal Vaticano e oggi al centro di un’indagine».

La presidenza del Consiglio ha ribadito che «per evitare ogni possibile conflitto di interesse, il premier si è astenuto anche formalmente da ogni decisione circa l’esercizio della golden power. In particolare non ha preso parte al Consiglio dei Ministri del 7 giugno 2018 – nel corso del quale è stata deliberata la golden power – astenendosi formalmente e sostanzialmente da qualunque valutazione. Si fa presente che in quell’occasione era impegnato in Canada per il G7». E conclude: «Non esiste nessun conflitto di interesse, rischio questo che peraltro era già stato paventato all’epoca da alcuni quotidiani».

Intanto Matteo Salvini e Giorgia Meloni, vincitori di fatto elettoralmente delle elezioni regionali in Umbria, hanno chiesto al premier Giuseppe Conte di riferire la sua posizione in Parlamento. Una nuova sfida per l’autodefinitosi ‘avvocato del popolo’. Le indagini sono in corso.

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