Cellulari e tumori alla testa: ecco cosa dice un nuovo studio

L’uso prolungato dei cellulari non sarebbe associato all’incremento del rischio di tumori.

Lo dicono l’Istituto superiore di sanità, l’Arpa Piemonte, l’Enea e il Cnr-Irea: l’uso prolungato (10 anni) dei telefoni cellulari non è associato all’incremento del rischio di tumori maligni (glioma) o benigni (meningioma, neuroma acustico, tumori delle ghiandole salivari) nell’area della testa. Il sorprendente risultato esposto nel rapporto Istisan “Esposizione a radiofrequenze e tumori” non contempla però i tumori con una crescita più lenta e non riporta dati sugli effetti “a lungo termine dell’uso del cellulare iniziato durante l’infanzia“.

I ricercatori hanno preso in esame l’esposizione alle radiofrequenze di antenne radiotelevisive, stazioni radio base, WiFi e telefoni cellulari e il risultato è stato il seguente: più è efficiente la copertura della rete, minore è la potenza di emissione delle radiofrequenze.

Per fare un esempio, la potenza media per chiamata di un cellulare connesso ad una rete 3G o 4G è 100-500 volte inferiore a quella di un dispositivo collegato ad una rete 2G. Minore esposizione, inoltre, si ottiene con l’uso di auricolari o viva-voce e soprattutto con la modalità stand-by.

Un discorso a parte viene fatto per il 5G: “Per quanto riguarda le future reti 5G al momento non è possibile prevedere i livelli ambientali di radiofrequenze” hanno detto i ricercatori.

Sotto la lente di ingrandimento dei ricercatori è finita anche la possibile correlazione fra radiofrequenze e leucemia infantile. Ecco cosa si legge nel rapporto: “Anche l’ipotesi di un’associazione tra radiofrequenze emesse da antenne radiotelevisive e incidenza di leucemia infantile, suggerita da alcune analisi di correlazione geografica, non appare confermata dagli studi epidemiologici“.

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