Chi era Gianna Maria-Onore, la figlia di Kobe Bryant

Anche il dj Linus ha parlato a Radio Deejay del dramma.

(VS) A tredici anni Gianna Maria-Onore Bryant era stata capace di far capire al mondo che Kobe Bryant non aveva bisogno di un maschio per continuare la sua tradizione nel basket.

In un’intervista dell’anno scorso, Kobe aveva raccontato come avesse quattro figlie ma come Gianna, detta Gigi, fosse «qualcosa di diverso» su un campo di pallacanestro.

Nella tragedia che domenica ha portato via la stella del basket e altre otto persone, morte nello schianto dell’elicottero su una collina a Calabasas, California, c’è anche la storia di Gianna Bryant, la Mambacita. L’elicottero era diretto a Thousand Oaks, dove la figlia avrebbe dovuto giocare una partita con la squadra allenata dal padre, quella della Mamba Sports Academy.

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Gianna era la seconda figlia più grande di quattro, tutte femmine, Natalia, 17 anni, Bianka, 3 e Capri, nata sette mesi fa, ma la più simile a Kobe per tenacia e determinazione, tanto che il padre l’aveva soprannominata in un post su Instagram, Mambacita, diminutivo di Black Mamba, il soprannome che Bryant si era dato.

Gianna voleva giocare a tutti i costi con Geno Auriemma, lo storico allenatore dell’università del Connecticut che aveva plasmato generazioni di stelle. Naturalmente sognava di giocare nella Wnba, la Nba femminile, e a detta di tutti ci sarebbe riuscita perché su di lei concordavano i giudizi degli esperti: aveva la personalità e le movenze del padre.

La figlia di Kobe frequentava la Harbor Day School, a Newport Beach. L’anno scorso Kobe l’aveva portata a vedere una partita delle Sparks di Los Angeles contro le Las Vegas Aces. Avevano parlato animatamente durante il match, discutendo e commentando ogni azione di gioco, poi avevano incontrato le star A’ja Wilson e Liz Cambage.

«Non c’è niente di meglio per apprendere – aveva commentato Kobe – che guardare le professioniste giocare. La Wnba è bella da vedere». Gianna aveva annuito con gratitudine alle sue parole, certa che quella fosse la strada giusta per seguire le orme del padre.

Del rapporto tra padre e figlia Bryant ha parlato an che oggi il dj Linus a Radio Deejay, evidenziando il suo affetto per il giocatore, che era stato ospite della Radio, dove ha parlato in perfetto italiano. «Dovete immaginare in grande – ha spiegato Linus – quello che accade a tutto noi. Alla fine in quel momento Kobie era un padre che accompagnava la mattina di domenica, la figlia a fare il suo sport preferito. A volte alzarti presto la domenica per i sogni di tuo figlio è un sacrificio. Se lo fai con amore, non hai nulla di cui rimproverarti».