Chiara Ferragni a Venezia: la critica stronca il documentario sulla sua vita

Grande attesa ieri per la proiezione di ‘Unposted’. Ecco cosa ha scritto oggi chi ha visto il docu-film.

Sul red carpet di Venezia ’76 c’era grande attesa anche per lei, Chiara Ferragni. Al lido lei è arrivata assediata da fan impazziti e fra le celebs sicuramente è stata quella più ammirata per il suo outfit firmato Dior.

A Venezia lei quest’anno c’era per presentare il documentario sulla sua vita diretto da Elisa Amoruso e presentato nella nuova sezione ‘Sconfini’. Un flop, stando alle recensioni apparse oggi sui media. Il titolo ‘Unposted’ aveva illuso tutti: ci si aspettava di vedere qualcosa di nuovo, mai raccontato e soprattutto mai postato sui social dove la bionda influecer pubblica praticamente di tutto della sua vita professionale e privata.

La critica, quindi, non è rimasta entusiasta e chi ha deciso di fare una recensione, non ha speso parole lusinghiere. Tutti hanno, infatti, percepito il desiderio di ‘non raccontare’ cosa c’è dietro il fenomeno Ferragni.

Esile come una storia di Instagram – ha scritto ‘Leggo’ – e finto come un fotoritocco, è un lungo spot pubblicitario travestito da film. Dentro non c’è niente di nuovo, nessuna notizia che non sia già circolata sul web e francamente non è chiaro perché si dovrebbe andare fino al cinema per sentirsi raccontare tutto di nuovo (…). Un’occasione persa, ed è un peccato (…).  la donna-Ferragni sarebbe assai più interessante della dea del web che ci raccontano i social, benevola con i follower, paziente con gli haters e scollata dal mondo reale come una principessa Disney degli anni Cinquanta. Nascosto dietro alla macchina che ne sostiene il guscio divino, c’è sicuramente un lato fallibile e umano che avremmo voluto conoscere”.

L’inganno è già nel titolo: non ‘Chiara Ferragni-Unposted’ – scrive Paolo Mereghetti sul ‘Corriere’ – ma ‘Embedded’ doveva intitolarsi, come quei resoconti al seguito delle truppe Usa che potevano dire solo quello che faceva comodo al potere militare. Qui, solo quello che compiace l’influencer più celebre d’Italia (…). Persino quando sembra lasciarsi andare a qualche riflessione ‘spontanea’ si capisce che recita (…). La regista cosa ci sta a fare in questo spot lungo 85 minuti? Elisa Amoruso aveva dimostrato ben altra stoffa con il documentario ‘Fuoristrada’. Qui invece non ha mai un dubbio, mai uno sguardo che non sia prono, mai una domanda o una curiosità. Non è cinema, è propaganda, di quelle che pensavamo adatte a Kim Jong-un e non a una Mostra d’Arte Cinematografica”.

‘Unposted’ – si legge sul portale cinematografico ‘Badtaste’ – sceglie di lavorare il meno possibile sull’immagine di Chiara e invece ricalcare l’estetica da VH1 e E!Entertainment, incluse interviste di terribile falsità in cui chi parla trasuda impostazione e manca totalmente di onestà (…). Forse la più grossa occasione persa dell’anno”.

Infine, ecco la recensione di Davide Turrini per ‘Il Fatto Quotidiano’.

Attendevamo retroscena, filmati nascosti, dichiarazioni sconvolgenti. Registriamo, invece, sfilate di moda, abiti colorati, tacchi, felpe, borse, carrozzine, bacini, trullaleri e trullalà (…). La cinecamera della Amoruso (nel 2013 girò pure una cosina in modo un po’ più naturale che si intitolava ‘Fuoristrada’ sul tema transgender) è mero click sul tasto Rec al servizio della venerazione individuale (…). Rasenta il grado zero della creatività (…). Una nota positiva però c’è: Fedez appare (pochino) come giocoso guascone sempre in vena di battute spontanee”.

Il pezzo di Turrini finisce con un commento-consiglio che la dice lunga.

Documentaristi di tutto il mondo, i vostri lavori non vanno scritti prima, dovete girare all’istante, catturare, scoprire, farvi stupire da chi o da cosa avete davanti alla cinepresa. Altrimenti sono quelle che Piero Chiambretti chiamava ‘markette’. Come se i Ferragnez ne avessero bisogno”.