Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme: “Appello contro il genocidio dei cristiani nel mondo”

La nota in occasione della Festa di S. Andrea Apostolo

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«Ancora una volta, nei giorni scorsi, numerosi cristiani sono stati uccisi, bruciati e violentati a motivo della loro fede. Ancora una volta questo genocidio silenzioso avanza nella quasi totale indifferenza generale. E ancora una volta la Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme innalza la propria supplica a Dio Padre Onnipotente per implorare misericordia nei confronti delle vittime e dei loro familiari e per invocare Giustizia».

Così in una nota della Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme nel giorno della Festa di S. Andrea Apostolo.

«Giustizia divina, a difesa dei tanti, troppi cristiani barbaramente uccisi in tante Nazioni del mondo; Giustizia terrena, affinché le Nazioni e le Organizzazioni tutte si attivino concretamente per garantire a tutti la libertà religiosa e civile in ogni Paese del mondo – prosegue la nota –  Si sta avvicinando la Festa del Santo Natale. Gesù Cristo, l’Amore fatto Persona (Gv 1,14), è nato e ha vissuto per insegnare l’Amore per Dio e per il prossimo. Nessuno può uccidere o violare la libertà altrui, indipendentemente dal credo religioso, civile e politico; dall’etnia o dal colore della pelle; dal rango sociale o dalla condizione economica».

«La libertà è sacra. La libertà è il dono inviolabile che Dio Padre ha dispensato a questa umanità. E la libertà di ciascun individuo finisce quando inizia la libertà del prossimo. Che deve essere rispettata e fatta rispettare. Per questo i responsabili delle Nazioni hanno il dovere civile e morale di farla rispettare a tutti, senza avere paura di intervenire per fermare e punire i violenti. Non si può essere forti con i deboli e deboli con i forti. Non si può permettere che i piccoli e le minoranze siano impunemente perseguitate e che la verità sia sempre insabbiata. Con le dovute modalità ora si deve agire. Solo così la concordia tra i popoli potrà attuarsi, anche e soprattutto tra chi professa un credo e vive culture diverse dalla propria», conclue la nota.

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