Come Luca Ward è diventato il re dei doppiatori italiani

Le parole del 60enne che ha scritto un libro autobiografico.

Luca Ward, il talento di essere nessuno è il libro, uscito in libreria, edito da Sperling & Kupfer, in cui l’attore, uno dei doppiatori italiani più famosi e ricercati, si racconta.

Intervistato da AGI, Luca Ward, 60 anni, ha svelato: «Ho cominciato a lavorare a 14 anni, come facchino, per portare soldi in famiglia dopo la morte prematura di mio padre Aleardo, attore come mia madre Maria Teresa Di Carlo, scelta anche da Fellini nel Satyricon. Sandro Bolchi chiedeva a mio padre ‘me lo presti Luchino per una parte da ragazzino?’».

«I miei sono stati attori talentuosi ma sfortunati, facevano fatica ad arrivare a fine mese, per questo ho cercato di stare lontano dal mondo dello spettacolo – ha aggiunto – perché il tuo destino è eccessivamente nelle mani degli altri: la bravura di un chirurgo o di un restauratore è un fatto concreto, quella di un attore dipende troppo dal giudizio degli altri».

Luca Ward e la moglie Giada Desideri

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Però, «tutti abbiamo un talento nascosto dentro di noi, bisogna solo scoprirlo. Verso i venti anni mi è venuta voglia di una rivalsa verso chi non aveva compreso mio padre, anche se ho dovuto lavorarci parecchio, all’inizio nel doppiaggio ero davvero un nessuno…».

Ma poi è arrivato il successo anche grazie al doppiatto di Russel Crowe nel Gladiatore: «Al mio segnale scatenate l’inferno’ la battuta per la quale ancora mi fermano per strada, dovetti rifarla trenta volte, Fiamma Izzo, direttrice del doppiaggio non era mai soddisfatta… Dopo Il Gladiatore sono arrivate le chiamate da attore, non ero più solo, genericamente, quello che fa doppiaggio…».

Ma quanto guadagna un doppiatore? «Un turno di doppiaggio di tre ore, quando va bene, viene pagato 200 euro lordi, ma ci si può fermare anche a 90. Se si pensa a quanto guadagno i doppiatori portano al film è davvero poco. Non è ovviamente un problema solo nostro, i metalmeccanici in Italia prendono uno stipendio da fame».

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