Com’è morto Marco Pantani? La rivelazione del pusher del ciclista

Fabio Miradossa ha ripetuto la sua versione alla Commissione parlamentare antimafia.

Come è morto Marco Pantani? È stato ucciso o si è ucciso? Resta uno dei più grandi misteri della storia dello sport la fine del più famoso ciclista italiano dai tempi di Fausto Coppi e Gino Bartali.

Troppi buchi ci sono rispetto a quella storia di vita, terminata tragicamente in un anonimo motel romagnolo il giorno di San Valentino, il 14 febbraio del 2014.

Fabio Miradossa, lo spacciatore che ha patteggiato una condanna per traffico di stupefacenti nella vicenda legata alla morte del ‘pirata’ a Rimini, dopo averlo dichiarato nei mesi scorsi alla trasmissione televisiva Le Iene, oggi lo ha ripetuto davanti alla Commissione parlamentare antimafia: «Marco è stato ucciso. L’ho conosciuto 5-6 mesi prima che morisse e di certo non mi è sembrata una persona che si voleva uccidere. Era perennemente alla ricerca della verità sui fatti di Madonna di Campiglio, ha sempre detto che non si era dopato. Qualcosa stava facendo per arrivare alla verità, quest’ultima è però una mia convinzione».

Diversi elementi per l’uomo rendono chiaro che non fu la droga che lui gli aveva procurato alcuni giorni prima ad ucciderlo: innanzitutto, il fatto che sa per certo che il grande ciclista era in possesso di 20 mila euro in contanti «che mi doveva rendere ma che non sono mai stati trovati. Ci sono dei prelievi fatti ma io quei soldi non li ho avuti e non sono stati trovati in camera. L’ho sempre detto al Pm, ‘cercate i soldi’, ma non sono mai stato creduto».

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E a questo punto, Miradossa, davanti alla Commissione presieduta dal senatore Nicola Morra del Movimento Cinque Stelle ha lanciato delle accuse: «Sono stato ‘costretto’ al patteggiamento dalla procura: la verità non la volevano, hanno beccato me ma io già 16 anni fa dicevo che Marco è stato ucciso, non è morto per droga, lui ne usava quantità esagerate e quella volta ha ricevuto una quantità minima di cocaina rispetto a quello a cui era abituato e l’ha avuta 5 giorni prima della morte. Qualsiasi drogato usa subito la droga».

In particolare, Miradossa avrebbe fornito la droga al campione l’11 febbraio alle 18 di sera. «Per mia esperienza se uno ha ricevuto la cocaina alle 18, alle 22 l’ha già finita: Marco aveva ricevuto 20 o 30 grammi».

Ma ci sono troppi dettagli che non tornano. «Marco non sniffava cocaina – ha detto Miradossa – si vede che non lo conoscevano bene». Eppure «ho visto in tribunale le foto della stanza in cui Pantani è stato trovato, io non sono mai entrato in quella stanza ma in tv si vede chiaramente che c’è una traccia cocaina».

Sono state numerose le domande da parte di alcuni commissari dell’Antimafia, in particolare del senatore Giovanni Endrizzi (M5S) che ha presieduto un comitato della Bicamerale che ha svolto alcune attività istruzione sulla squalifica e la morte del ‘pirata’. Alla fine Miradossa è sbottato: «Sono qui per aiutarvi, mi sembra che mi state accusando. Se io non avessi voluto la verità, dopo 16 anni perché dovevo andare in tv?».

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