Coronavirus, a Genova il primo guarito con il Remdesivir: il farmaco sperimentale

I dati da Nicola Magrini, direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco.

Pillole sotto la lente di ingrandimento

«Abbiamo il primo vero guarito trattato con il farmaco sperimentale Remdesivir. Tornerà presto a casa e questo ci ha fatto abbastanza esultare: il farmaco sembra funzionare. Abbiamo altri pazienti in trattamento»: ha detto Matteo Bassetti, primario della clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova.

Il trattamento con il farmaco sperimentale è cominciato il 7 marzo, una decina di giorni fa quindi. Il paziente ha 79 anni: su di lui sono già stati fatti due tamponi che hanno dato risultato negativo. I medici sono entusiasti.

Nicola Magrini
Nicola Magrini, direttore generale dell’Aifa – Agenzia italiana del farmaco

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Inoltre, Nicola Magrini, direttore generale dell’Aifa – Agenzia italiana del farmaco – ha detto che: «Ci sono nuovi studi sul Tocilizumab, un farmaco su cui c’era molta attesa, perché i giornali ne hanno parlato molto, anche in termini di forse eccessiva aspettativa su questo farmaco, come di un farmaco già studiato».

Ad ogni modo, ha sottolineato Magrini: «I dati preliminari sono promettenti». Infatti, il Remdesivir inibisce l’effetto dell’interleuchina 6, l’agente che porta all’infiammazione, che poi provoca la polmonite nelle sue forme più gravi.

«I dati sono in via di acquisizione: ci sono segnali di miglioramenti in alcuni pazienti e in altri no. Lo sforzo è di poter dimostrare quante vite salviamo, chi ne giova maggiormente: diverse centinaia di pazienti lo hanno già sperimentato ed è già stato messo ampiamente a disposizione in maniera gratuita dalla ditta produttrice»: ha detto.

Essendo arrivati al secondo step della sperimentazione del Remdesivir, ci sono due gruppi di pazienti. Nel primo si analizzeranno alcuni elementi responsabili della riduzione del tasso di mortalità. Nel secondo, invece, si studieranno i miglioramenti da mettere in essere in fase emergenziale.

«Allo studio potranno partecipare tutti i centri clinici che ne faranno domanda e la piattaforma web dell’Istituto Pascale di Napoli»: recita il comunicato dell’Agenzia italiana del farmaco.

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