Coronavirus, avevamo i respiratori a casa nostra e lo abbiamo scoperto solo ora

L’azienda leader nel settore è stata scoperta solo il 4 marzo.

ventilatori polmonari e respiratori Siare
Ferrari e Siare si alleano per produrre 300 ventilatori e respiratori a settimana

Avevamo i respiratori a casa nostra e lo abbiamo scoperto con settimane di ritardo: un mese dopo avere proclamato lo stato di emergenza a causa del Coronavirus. Un ritardo che è costato tanto al nostro Paese in continua lotta contro il Covid-19.

Il 2 marzo la società statale Consip viene indicata “soggetto attuatore” per gli acquisti volti a contrastare il contagio da Covid-19; il 4 marzo la protezione civile comunica il fabbisogno ospedaliero.

LEGGI ANCHE: Ferrari contro il Coronavirus, pronta a produrre ventilatori e respiratori a Maranello

La Siare Engineering, con sede a Valsamoggia in provincia di Bologna, vende all’estero il 90 per cento della propria produzione. Normalmente non supera i 40 respiratori alla settimana. Consip avverte la Protezione civile, che allerta il Governo.

Il 6 marzo a mezzogiorno il premier Giuseppe Conte, con Angelo Borrelli e Domenico Arcuri (non ancora nominato commissario), contatta Gianluca Preziosa, direttore generale di Siare Engineering. I tempi sono stati troppo lunghi. Il premier si scusa per il mancato preavviso e chiede uno sforzo produttivo: almeno 2 mila ventilatori polmonari.

Alle 16 arriva la risposta: «Mi dispiace della situazione drammatica dell’ Italia e per le occasioni perdute», dice il direttore generale di Siare Engineering. «A dicembre sono aumentate le richieste dall’Asia»: fa sapere, e accetta la richiesta del Governo. La produzione inizia e non si ferma più, arriva anche l’aiuto di Ferrari e Fca. L’obiettivo è di superare il limite di 500 ventilatori polmonari al mese.

Avevamo i respiratori a casa nostra e adesso è una corsa contro il tempo. Anche Gianluca Preziosa è dispiaciuto: «Si poteva fare meglio con un po’ di anticipo. Dopo il contatto con Conte ho subito bloccato i respiratori già imballati nei cartoni per partire verso l’Asia, così ne abbiamo recuperati più di trecento per gli ospedali italiani».

E ancora: «Ho svuotato il magazzino. Adesso dal Sudamerica mi domandano 3.500 pezzi, ma ho rifiutato perché la mia fabbrica è a totale disposizione del Governo». Continua la battaglia contro il Coronavirus: negli ospedali, nelle fabbriche, nelle case di tutti gli italiani.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, papà morto e mamma positiva, il dramma di una bambina di 9 anni.