Coronavirus, cosa cambia per chi deve ricevere la pensione

Ipotesi anticipo dei pagamenti.

L’emergenza Coronavirus potrebbe cambiare anche il calendario di erogazione delle pensioni. A mettere in primo piano questa possibilità ci ha pensato il viceministro dello Sviluppo Economico Stefano Buffagni. Il politico pentastellato ha ventilato l’ipotesi di permettere ai pensionati di accedere agli assegni previdenziali già dal 26 marzo, ossia con qualche giorno di anticipo, nel caso in cui dovessero decidere di prelevare la propria pensione tramite Bancomat.

Un’ipotesi che potrebbe diventare realtà concreta

Come sopra ricordato, la possibilità di accedere alle pensioni con qualche giorno di anticipo è per ora solo un’ipotesi. Lo scenario appena descritto potrebbe però essere confermato dalle decisioni del Governo di Giuseppe Conte. Le probabilità che possa diventare realtà concreta non sono certo basse.

A dimostrazione di ciò è possibile citare le dichiarazioni rilasciate da Buffagni ad Adnkronos. Il numero due del Ministro del Lavoro ha detto che si sta lavorando per fare in modo che le Poste abbiano modo di erogare le pensioni con qualche giorno di anticipo, con lo scopo di evitare gli assembramenti di persone.

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Come poco fa accennato, l’idea principale è quella di permettere di prelevare la somma con il Bancomat già dal 26 marzo. A confermare la cosa ci ha pensato anche la Ministra del Lavoro Catalfo, che ha sottolineato come sia in corso un tavolo di lavoro con Poste e Inps con lo scopo di arrivare al pagamento anticipato degli assegni pensionistici.

La titolare del dicastero del lavoro ha fatto presente che si sta lavorando allo scaglionamento dei pagamenti fino al 1° aprile, con lo scopo di non rischiare la creazione di assembramenti all’interno degli uffici postali.

Buffagni difende Giuseppe Conte

Buffagni non ha solamente parlato della questione delle pensioni. Il vice della Catalfo ha anche difeso Giuseppe Conte e il decreto Cura Italia, specificando che, oggi come oggi, l’importante è far arrivare i 25 miliardi nelle tasche delle persone, in attesa di ulteriori valutazioni con il decreto di aprile.

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