Coronavirus, cosa rischia chi non rispetta le regole del decreto?

Il provvedimento #IoRestoaCasa è una legge a tutti gli effetti, chi non la segue sarà perseguibile.

Per chi non rispetta le regole del decreto della Presidenza del Consiglio dell’8 marzo ci sono multe e sanzioni consistenti. Il Dcpm del giorno dopo, inoltre, ha esteso queste regole a tutto il territorio nazionale.

Fino a 3 mesi di reclusione e un’ammenda da 206 euro per chi non segue le direttive volte a contrastare la diffusione del Coronavirus, già pandemia. Per i negozi che non vendono beni di prima necessità trovati aperti c’è la sospensione dell’attività commerciale. Sanzioni anche per chi viene trovato sprovvisto di autocertificazione o che dichiara il falso.

Fila al supermercato
Fila al supermercato per il rispetto del decreto ministeriale, che impone una distanza di sicurezza di almeno un metro

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Le sanzioni e la reclusione vengono regolate dall’articolo 650 del codice penale, sempre che non si configuri un reato più grave. In questo ultimo caso si fa riferimento all’articolo 452 del codice penale, che punisce i delitti colposi contro la salute pubblica. Reclusione da tre a dodici anni. Oltre a mettere a rischio la propria salute e quella degli altri, si compromette ancora di più il sistema sanitario già al collasso.

Chi gestisce attività commerciali di prima necessità, come supermercati e farmacie, deve far rispettare la distanza minima di almeno un metro. Ecco perché si entra a scaglioni e ci sono lunghe file all’ingresso. Se questo non può essere fatto (o non viene fatto) si procederà alla chiusura.

Gli unici spostamenti consentiti sono quelli giustificati da comprovati motivi di lavoro, gravi e improrogabili necessità e motivi di salute. In questo caso si dovrà portare con sé un’autocertificazione che attesti tali ragioni. Le forze dell’ordine, che fanno controlli a tappeto, la richiederanno.

La vigilanza spetta ai prefetti che potranno avvalersi, per l’appunto, di polizia e forze armate. A presiedere per la parte medica, ci pensa il personale sanitario (tenuto a contattare quotidianamente le persone sotto sorveglianza).

Nel caso di false autodichiarazioni, si dovrà rispettare l’articolo 76 del dpr n. 445/2000: reati di falso anche commessi ai danni di pubblici ufficiali. Inoltre la legge prevede il rispetto dell’articolo 495 del codice penale (falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sull’identità o su qualità personali proprie o di altri) con la pena da uno a sei anni di reclusione.

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