Coronavirus, cosa si sa sul condono e quali sono le proposte?

Tra le proposte per sostenere le famiglie e rilanciare le imprese anche quella di una pace fiscale per l’anno in corso.

Condono sì o condono no? Sul tema il dibattito è storicamente aperto e ha finito per coinvolgere opinione pubblica, politica, economisti, rappresentanti delle istituzioni, con due sostanziali fazioni: chi, da un lato, ritiene che un condono ai tempi del Coronavirus sia un modo per rilanciare l’economia; e chi, dall’altro, considera questa opzione fantascienza e addebita all’atavico astio italico nei confronti della fiscalità uno dei mali che affliggono le finanze pubbliche e, di conseguenza, l’intero sistema Paese.

Sull’argomento, recentemente, sono tornati alcuni partiti, considerando anche la particolare congiuntura economica determinata dalla pandemia, dovuta alla diffusione del Covid su scala planetaria. Nelle ultime settimane, infatti, l’argomento è stato al centro del dibattito relativo alle misure da adottare per far ripartire l’Italia. Nello specifico, si è parlato di un maxi condono su cui ci sarebbe una sorta di tacita approvazione dell’Agenzia delle Entrate.

Giuseppe Conte

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I modelli di riferimento in giro per il mondo non mancherebbero: diversi Paesi, infatti, hanno deciso di stimolare i consumi abbattendo le tasse dei cittadini, in nome di una ‘pace fiscale’ in grado di far confluire consistenti flussi di denaro nelle attività che in questo momento fanno più fatica. Un modo per far respirare le imprese e le famiglie. Le polemiche, tuttavia, non sono mancate.

C’è da dire, però, che lo storico accordo raggiunto negli scorsi giorni in sede europea sul Recovery Fund rende difficilmente praticabile la strada di un condono ai tempi del Coronavirus. L’Italia, uscita trionfatrice dalla difficile trattativa tra i Paesi membri dell’Unione, sarà il Paese che otterrà il maggior numero di risorse dal piano di rilancio predisposto da Bruxelles.

Ben 209 miliardi di euro. Questo a patto di prevedere un ingente piano di riforme che motivi la cessione, in parte a fondo perduto e in parte in prestito, della cifra da parte dell’Unione Europea. Pensare a un condono andrebbe nella direzione opposta da quella indicata dall’Ue, sin dai tempi dell’austerity costata cara in passato al nostro Paese.

Non è casuale che all’interno del Pnr, il Programma Nazionale di Riforma, non vi sia traccia di condoni. Un segnale mandato a Bruxelles. La prossima manovra finanziaria potrebbe indicare gli strumenti ritenuti adeguati dal governo per sostenere l’economia e le famiglie italiane.

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