Coronavirus, Di Maio alla UE: “I porti italiani non sono disponibili agli sbarchi”

Il Ministro degli Esteri ha sottolineato la cosa nel corso di una riunione con i colleghi europei.

“L’Italia non è disponibile per offrire i propri porti agli sbarchi nell’ambito della missione UE per contrastare gli sbarchi nell’ambito della nuova missione UE per arrestare l’ingresso delle armi in Libia”: queste le parole che il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha rivolto ai suoi omologhi europei.

“Non si tratta di essere buoni o cattivi”

Il capo del dicastero degli esteri è stato molto chiaro. Nel suo messaggio alla UE, ha fatto presente che non si tratta di essere buoni o cattivi, in quanto l’Italia in questo momento ha l’assoluta necessità di misurare le proprie forze e di dedicarle tutte ai propri concittadini.

“L’Italia ora non può, chiede e vuole essere aiutata”: così si è rivolto Luigi Di Maio ai suoi colleghi europei nel corso della videoconferenza che li ha visto riunirsi. Di Maio ha anche posto l’accento sulle sanzioni comminate a Paesi come l’Iran che, a suo avviso, non dovrebbero rappresentare un ostacolo all’arrivo di farmaci per combattere il nuovo Coronavirus.

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Cosa sapere sulla missione

La missione citata da Luigi Di Maio va a sostituire quella istituita nel 2015 e denominata Sophia. Lo scopo principale è quello di contrastare l’operato dei trafficanti di esseri umani e di vigilare sull’embargo delle armi in territorio libico.

L’obiettivo per ora è fallito: dalla Libia continuano infatti a partire clandestini e le armi non smettono di entrare. Alla luce di quanto appena ricordato, lo scorso anno la missione Sophia è stata interessata da numerosi cambiamenti.

In questo novero è possibile citare la proroga, senza il ricorso a mezzi navali, fino a lunedì 23 marzo. A seguito della conferenza di Berlino è stata ufficiliazzata la nascita di una nuova missione, denominata Irene.

L’esecutivo, esprimendosi attaverso Luigi Di Maio, ha reso i porti italiani indisponibili allo sbarco dei mezzi navali in quanto, con l’emergenza Coronavirus ai massimi livelli, diventerebbe oggettivamente oneroso a livello logistico gestire gli approdi.

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