Coronavirus e call center: gli operatori temono il contagio e chiedono lo smart working

Gli appelli arrivano da tutta Italia.

Call center
Call center

La preoccupazione è trasversale e riguarda tutto il territorio nazionale. Sono diverse le personalità che si sono fatte portavoce dell’esigenza degli operatori che lavorano nei call center, un’esigenza urgente e reale. Oltre quelle dei diretti interessati, infatti, arrivano le dichiarazioni dei politici.

Ci sono luoghi in cui il decreto ministeriale è inattuabile. Si lavora in condizioni che rendono impossibile mantenere il metro di distanza, usare le mascherine e seguire tutte le direttive indicate dal Governo.

«Siamo stipati anche in sessanta in un’unica stanza e stiamo rischiando giornalmente il contagio. Vi chiediamo una mano per uno scopo fondamentale: la salute e la salvaguardia della vita»: questa è solo una delle considerazioni di chi vive il problema in prima persona, a Cosenza.

Operatori call center
Esempio di come lavorano gli operatori dei call center

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E ancora: «Abbiamo chiesto che ci venga concessa la possibilità di lavorare in regime di smart working, ma al momento ci è stato detto di portaci da casa le mascherine e di non fare pausa nello stesso momento. Assurdo tutto ciò e viola completamente quanto imposto dal governo».

«Lavoro in un call center, siamo in tanti nello spazio in cui operiamo telefonicamente. Siamo ammassati uno sull’altro, a distanza di pochi centimetri. Ci hanno dato un disinfettante spray e un rotolo di scottex che ci passiamo l’uno con l’altro. Io ho portato da casa il lisoform e le salviettine. Ma non mi sento sicuro»: dice un operatore di Lecce.

E ancora: «In postazione usiamo tutti le stesse cuffie con il microfono; si badi bene non è che ognuno ha la sua cuffia. Ce le passiamo al cambio del turno, sono le stesse che hanno utilizzato i colleghi la sera prima o la mattina e poi se le ritrovano quelli del turno di pomeriggio», conclude.

I dipendenti dei call center chiedono maggiori tutele per la propria salute e auspicano di poter lavorare da casa, come succede già ad altri lavoratori. Per aiutarli a farsi ascoltare scendono in campo alcune personalità politiche.

«Tutelare la salute di tutti i lavoratori, anche di coloro per la cui attività al momento ancora non è espressamente prevista la chiusura dal decreto del presidente del Consiglio, come i call center e i centri di riabilitazione»: questo il monito del deputato M5S, Nuccio Di Paola, che chiede al Presidente della Regione Siciliana di emanare un provvedimento ad hoc.

Anche Forza Italia la pensa allo stesso modo e si chiede cosa aspetti in Governo ad estendere lo smart working anche ai lavoratori dei call center: «I cittadini vanno trattati tutti allo stesso modo. Credo in uno Stato che considera i suoi Cittadini, tutti di serie A”, ha detto il deputato all’Ars Michele Mancuso.