Coronavirus: il Comune di Riace stacca luce e acqua calda a una donna disoccupata

La donna, 36 anni, è rimasta al buio per 17 giorni.

In piena emergenza sanitaria per il Coronavirus, c’è un rovescio della medaglia che non deve essere assolutamente messo in secondo piano. Stiamo parlando dell’emergenza economica che, con l’Italia in lockdown, sta mettendo molte persone in ginocchio.

Purtroppo, al netto di storie di solidarietà, ci sono alcune vicende a dir poco tristi. Tra queste è possibile citarne una che arriva da Riace. In questo Comune calabrese, una donna calabrese disoccupata e con due figli si è vista interrompere la fornitura di luce e di acqua calda, con ovvio peggioramento delle sue condizioni già rese più difficoltose dalla pandemia.

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La storia di Lucia

Lucia, 36 anni, è una donna che vive a Riace. Con due figli minorenni a carico, ha vissuto dall’11 al 28 marzo senza acqua calda e luce. Prima del lockdonw, le sue entrate mensili erano pari a circa 500 euro al mese (Lucia lavorava come badante di un’anziana del paese).

Una cifra non certo sufficiente per mantenersi e mantenere i due figli di 17 e 14 anni. Da non dimenticare è il fatto che a Lucia, prima dell’inizio del mandato della giunta comunale attualmente in carica, la donna e i suoi figli vivevano in una casa popolare le cui utenze erano a carico dell’amministrazione.

Negli ultimi tempi la vita di Lucia e dei suoi figli è cambiata tantissimo. La donna, infatti, è stata invitata a intestarsi un’utenza luce – gas. Con le sue entrate esigue e con il lockdown, non è riuscita a sostenere i costi per la luce e l’acqua. L’11 marzo le sono quindi state staccate le utenze. Per i 17 giorni successivi, Lucia e i suoi figli hanno vissuto così, nonostante le disposizioni dell’Autorità dell’Energia che, a causa dell’emergenza Coronavirus, ha vietato il distacco delle forniture ai clienti morosi senza preavviso.

La situazione è tornata alla normalità quando Lucia, che ha affermato di non aver ricevuto alcun avviso di pagamento prima dell’interruzione della fornitura, ha chiesto aiuto, tramite una lettera, agli uffici comunali e ai carabinieri.

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