Coronavirus in Italia, GIMBE: “L’epidemia non è ancora sotto controllo”

La nota della Fondazione Gimbe con le parole del presidente Nino Cartabellotta.

«Le misure di distanziamento sociale imposte dai decreti #iorestoacasa e ‘Chiudi Italia‘ hanno ridotto il sovraccarico degli ospedali e soprattutto delle terapie intensive. Ma sul contenimento del contagio i risultati non sono affatto rassicuranti e invitano alla massima cautela. Dalla fondazione Gimbe un’analisi delle possibili cause per informare le istituzioni sui parametri per avviare la ‘fase 2’, e per sensibilizzare decisori, datori di lavoro e popolazione su inefficienze e responsabilità«.

Così Gimbe in una nota, fondazione che ha lo scopo di promuovere e realizzare attività di formazione e ricerca in ambito sanitari.

«L’efficacia delle misure di distanziamento sociale sul contenimento dell’epidemia – ha affermato Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – dipende da tre fattori: tempestività, intensità e aderenza della popolazione. Di conseguenza, per valutare gli effetti dei decreti #IoRestoACasa e ‘Chiudi Italia’, bisogna anzitutto essere consapevoli che siamo partiti in ritardo, che il lockdown non è stato affatto totale e che l’aderenza della popolazione è stata buona, ma non eccellente, a giudicare dal numero delle sanzioni elevate nel corso dei controlli».

Secondo la roadmap lanciata ieri dalla Commissione Europea per la ripartenza è fondamentale ridurre e stabilizzare il numero di ricoveri e/o dei nuovi casi per un periodo di tempo prolungato. «Di conseguenza – ha rilevato Cartabellotta – una programmazione scientifica della ‘fase 2’ non può inseguire i numeri del giorno, ma deve osservare almeno le variazioni settimanali».

E in tal senso i dati degli ultimi 7 giorni sui contagi non sono affatto incoraggianti: se, infatti, si è ridotto il numero dei pazienti ricoverati con sintomi (-3,0%) e soprattutto di quelli in terapia intensiva (-16,6%), si rileva un aumento dei casi totali del 18,0% (+25.733), di cui 3.976 decessi (+22,5%).

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«Considerato che la riduzione dei nuovi casi sembra inferiore a quanto atteso – ha continuato il presidente- la Fondazione Gimbe ha effettuato una revisione di evidenze scientifiche e narrative per identificare le possibili motivazioni, con il duplice obiettivo di informare le Istituzioni sui parametri per avviare la ‘fase 2’ e di sensibilizzare decisori della sanità, datori di lavoro e popolazione sulle proprie responsabilità».

In particolare, sono state identificate due macro-categorie di motivazioni:

  • Identificazione di casi in sottogruppi di popolazione non adeguatamente esplorati. È funzione diretta del maggior numero numero di tamponi eseguiti tra gli operatori sanitari, gli ospiti di residenze per anziani e case di riposo, i detenuti negli istituti penitenziari, oltre che di una tracciatura dei contatti più efficace e del crescente numero di casi oligo/asintomatici identificati sul territorio;
  • Ridotta efficacia delle misure di distanziamento sociale: consegue a differenti motivazioni in parte non prevenibili (ruolo dei soggetti asintomatici), in parte a carenze sanitarie (insufficiente tracciatura dei contatti, isolamento domiciliare inadeguato), oltre che a misure inadeguate sui luoghi di lavoro e negli spazi chiusi, inclusi mezzi di trasporto, e a comportamenti individuali impropri.
  • Contagi da: soggetti asintomatici non noti; casi non identificati per insufficiente tracciatura dei contatti; persone conviventi in isolamento domiciliare: isolamento inadeguato o troppo breve; contagi sui luoghi di lavoro che non hanno implementato adeguatamente i protocolli di sicurezza; contagi sui mezzi di trasporto; contagi da operatori sanitari, soprattutto in contesti non ospedalieri (residenze per anziani, case famiglia, assistenza domiciliare); contagi da persone infette che hanno violato la quarantena.

In tutti i contesti regionali e locali dove il controllo dei nuovi casi risulta inadeguato tutte queste casistiche dovrebbero essere attentamente monitorate al fine di mettere in atto le opportune contromisure. «Nonostante il contagioso entusiasmo per l’avvio della ‘fase 2’ – ha concluso Cartabellotta – serve la massima prudenza: se oggi, infatti, ospedali e terapie intensive iniziano a ‘respirare’, i numeri confermano che la curva dei contagi non è affatto sotto controllo ed il rischio di una nuova impennata dei casi è sempre in agguato».

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