Coronavirus, in Nuova Zelanda è stato (quasi) sconfitto in 2 settimane

La Nuova Zelanda contro il Coronavirus ha quasi vinto ed è diventata un esempio virtuoso da studiare e prendere a modello. Tutti i dettagli.

Jacinda Ardern
Jacinda Ardern

La Nuova Zelanda contro il Coronavirus ce l’ha (quasi) fatta. Si tratta di un caso virtuoso dal quale forse prendere esempio. Dopo due settimane di misure di contenimento, infatti, il Paese è stato tra i primi a registrare non solo un sensibile calo del numero dei casi positivi al Covid-19, ma anche uno dei tassi di letalità più bassi.

Il 19 marzo scorso il Governo, guidato da Jacinda Ardern, ha deciso di chiudere le frontiere. Ha adottato direttamente la fase 4, quella con le maggiori restrizioni. Questo nonostante i contagi fossero ancora limitati. Una strategia preventiva che sembra avere funzionato.

La prima manovra della Nuova Zelanda è stata di chiudere le frontiere

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Il 23 marzo arriva l’annuncio alla popolazione: due giorni di tempo per prepararsi a un mese di isolamento totale. Il 25 marzo, con 100 infetti, il Governo dichiara l’emergenza nazionale.
Chiudono le attività commerciali non necessarie e i cittadini rimangono nelle proprie abitazioni (tranne che per esigenze primarie, lavorative e mediche).

Su circa 5 milioni di abitanti solo 45 persone sono state multate per non aver rispettato le restrizioni. Il ministro della Sanità, David Clark, beccato dalle forze dell’ordine, ha detto pubblicamente di «essere un idiota» e ha rassegnato le dimissioni, poi però respinte del primo ministro.

La Nuova Zelanda contro il Coronavirus ha attuato politiche efficaci e i numeri lo dimostrano. 1.210 casi positivi di cui 282 guariti, successivamente al picco di 89 raggiunto il 2 aprile. Dei malati, 12 sono in ospedale, di cui 4 in terapia intensiva e 2 in gravi condizioni.

Al momento è morta solo una donna di 70 anni, con problemi di salute pregressi. Man mano che passano i giorni il numero dei positivi diminuisce, nonostante siano aumentati i tamponi fatti alla popolazione.

Jacinda Ardern ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di allentare le misure di contenimento nel periodo di Pasqua: le chiese e i luoghi di culto resteranno chiusi e saranno vietate le riunioni di famiglia. Lo stato di emergenza è stato prorogato di altri sette giorni, i cittadini dovranno rispettare altre due settimane di restrizioni e non esiste ancora una data ufficiale di fine quarantena.

L’epidemiologo Michael Baker ha detto: «Trionfo di scienza e leadership. Mentre altri paesi hanno avuto un graduale aumento dei casi, il nostro approccio è stato esattamente l’opposto e ha funzionato».

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