Coronavirus, la foto che simboleggia la psicosi da contagio

In un aeroporto della provincia del Guandong, sono stati fotografati bambini che improvvisano una protezione con bottiglie di plastica in testa.

In Cina è sempre più forte la psicosi da coronavirus. Dopo la notizia dell’eliminazione fisica violenta di diversi animali domestici a seguito delle dichiarazioni di un’esperta della Commissione Sanitaria Nazionale che ha parlato di quarantena per i cani e i gatti entrati in contatto con pazienti sospetti, sta facendo il giro del mondo una foto che, secondo molti, rappresenta l’emblema concreto dello stato di allarmismo che sta caratterizzando il Paese orientale (e non solo).

La protezione improvvisata dei bambini nell’aeroporto di Guangzhou

Lo scatto che sta facendo parlare il mondo ritrae alcuni bambini fotografati nella sala arrivi dell’aeroporto di Guangzhou, provincia del Guandong. La foto, come si può vedere qui sotto, mostra l’utilizzo di protezioni improvvisate ricavate con bottiglie di plastica.

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Lo scalo aeroportuale in questione è normalmente molto affollato per via dei numerosi turisti cinesi che, archiavate le celebrazioni della Festa di Primavera (il capodanno cinese, le cui celebrazioni sono state annullate in tutto il mondo), rientrano a casa.

In questi giorni lo scenario è ben diverso dal solito: l’aeroporto è infatti praticamente vuoto, esattamente come la metropolitana di Shangai. A focalizzare l’attenzione su una delle fermate della rete metropolitana normalmente frequentata da decine di milioni di utenti al dì ci ha pensato nei giorni scorsi il reporter spagnolo Pablo M. Diez, corrispondente della testata ABC.

Il bilancio dei pazienti guariti ha superato quello delle vittime

Nel frattempo, arriva una notizia a dir poco positiva. Il bilancio dei pazienti guariti, superando il numero di 340, è andato oltre a quello delle vittime ufficiali, che sono per ora 305. Il Paese più colpito rimane la Cina. A seguire troviamo il Giappone, con 20 vittime accertate. Il terzo Stato più colpito al mondo è la Thailandia, dove si contano 19 vittime. Oggi come oggi, tutti i casi fuori dall’Asia, fatta eccezione per la Germania, riguardano pazienti aventi alle spalle un periodo di permanenza in Cina.

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