Coronavirus: le critiche feroci di Flavio Briatore al Decreto Cura Italia

L’imprenditore si è scagliato con critiche feroci contro le misure economiche dell’esecutivo.

Decreto della vergogna: queste le parole al veleno di Flavio Briatore che, ospite di Stasera Italia, non ha usato mezzi termini per definire le misure prese dal Governo per far fronte all’impatto economico dell’emergenza Coronavirus.

“Ho licenziato più di 1200 persone”

Flavio Briatore non si è solo scagliato contro il decreto Cura Italia, che ha previsto per ora lo stanziamento di 25 miliardi. L’imprenditore piemontese ha fatto presente che la Spagna ha stanziato 200 miliardi di euro mentre Donald Trump ha messo in campo ben 1000 miliardi di dollari.

“Il Governo ti fa un favore dicendoti che l’Iva la devi pagare 4 giorni dopo e che se licenzi qualcuno la cassa integrazione la paga lo Stato e il mese dopo la devi pagare tu. Non si rende conto che le aziende in questo momento sono chiuse e non producono fatturato”: queste le parole dell’ex marito di Elisabetta Gregoraci, che ha dichiarato di aver lasciato a casa più di 1.200 persone negli ultimi giorni.

A detta del celebre manager, l’esecutivo dovrebbe farsi carico degli operai e dei dipendenti che non possono più lavorare. Ha altresì fatto presente che siamo di fronte a una guerra e ha posto l’accento sull’efficacia delle misure contenitive.

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La frecciatina a Bruxelles

Flavio Briatore, che ha dichiarato di essere convinto di aver avuto il Coronavirus un paio di mesi fa, ha lanciato una frecciatina a Bruxelles. “O l’Europa inizia a stampare 2,5 trigliardi di euro per far ripartire l’economia, o ci conviene staccarci e mandarli a quel Paese. Ci stampiamo le nostre vecchie lire e chi viene in Italia deve avere il passaporto”: questi gli strali del manager piemontese, che lancia queste critiche a qualche settimana da accuse pesanti a Giuseppe Conte.

Briatore si è infatti scagliato con parole a dir poco severe contro il Premier quando, a emergenza appena iniziata, venne messa in primo piano una possibile violazione dei protocolli ospedalieri da parte di alcuni professionisti medici del nosocomio di Codogno.

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