Coronavirus, l’infermiera coi lividi da mascherina: “State a casa, non vanificate i nostri sforzi”

Alessia Bonari, infermiera all’ospedale di Grosseto, lancia un appello alal cittadinanza.

Attraverso il suo profilo Instagram, l’infermiera coi lividi da mascherina, chiede collaborazione affinché l’emergenza da Coronavirus passi nel più breve tempo possibile. «Sono un’infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria»: l’incipit del suo post sui social. «Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore»: continua Alessia.

Ma è la foto che racconta ancora meglio cosa significhi stare in prima linea in questi giorni, in queste ore. I segni della stanchezza, dell’utilizzo di dispositivi protettivi oltre la norma, oltre quanto il fisico possa sopportare.

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Sono i un'infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria. Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare a lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono nel tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato. Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro. Quello che chiedo a chiunque stia leggendo questo post è di non vanificare lo sforzo che stiamo facendo, di essere altruisti, di stare in casa e così proteggere chi è più fragile. Noi giovani non siamo immuni al coronavirus, anche noi ci possiamo ammalare, o peggio ancora possiamo far ammalare. Non mi posso permettere il lusso di tornarmene a casa mia in quarantena, devo andare a lavoro e fare la mia parte. Voi fate la vostra, ve lo chiedo per favore.

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«Quello che chiedo a chiunque stia leggendo questo post è di non vanificare lo sforzo che stiamo facendo, di essere altruisti, di stare in casa e così proteggere chi è più fragile. Noi giovani non siamo immuni al coronavirus, anche noi ci possiamo ammalare, o peggio ancora possiamo far ammalare»

L’infermiera coi lividi da mascherina, Alessia Bonari, si è laureata in Infermieristica a Siena nel 2018. Da meno di un anno lavora all’ospedale di Grosseto. «Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa»: fa sapere attraverso Instagram.

«Ho paura di andare a lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono del tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato». Questa è la dimostrazione di quanto coraggio stiano dimostrando i sanitari che, nonostante il pericolo, non possono e non vogliono tirarsi indietro.

Il lavoro duro che stanno svolgendo medici e infermieri per fronteggiare il Coronavirus in tutta Italia

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«Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro»: aggiunge Alessia. La registrazione del primo paziente positivo al Coronavirus a Grosseto risale al 4 marzo.

Da una settimana, medici e infermieri lavorano in condizioni disperate. «Non mi posso permettere il lusso di tornarmene a casa mia in quarantena, devo andare a lavoro e fare la mia parte. Voi fate la vostra, ve lo chiedo per favore»: conclude.