Coronavirus, nel Regno Unito l’immunità di gregge: cos’è

L’epidemiologo Fabrizio Pregliasco ha definito: «Bestiale la decisione del governo inglese: la strategia funziona se c’è un vaccino». I dettagli.

Coronavirus stop

Gli esperti del governo britannico hanno puntato all’immunità di gregge per contrastare il contagio da Coronavirus. Il direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, Giovanni Rezza, ha detto che si tratta di una strategia «assurda e ridicola».

Questa condizione si raggiunge quando un gran numero di persone sono immunizzate e/o vaccinate. Queste, infatti, che non possono ammalarsi e fare ammalare fanno da barriera alla diffusione ulteriore del contagio. In questo caso però il vaccino non c’è.

Fabrizio Pregliasco
L’epidemiologo Fabrizio Pregliasco

LEGGI ANCHE: Coronavirus, cosa rischia chi non rispetta le regole del decreto?

«È la strategia che usiamo con le vaccinazioni universali. Per questo puntiamo ad avere il 95 per cento della popolazione vaccinata, ad esempio contro il morbillo, in modo da proteggere persone che per vari motivi non possono vaccinarsi»: ha chiarito il professor Fabrizio Pregliasco.

E poi: «Ci sono malattie più contagiose, per le quali la percentuale di persone immunizzate deve essere più alta. Ci muoviamo in un terreno in gran parte inesplorato, ma dalle prime evidenze scientifiche è chiaro che la contagiosità del coronavirus è elevatissima».

Inoltre, c’è il rischio concreto che politiche inefficaci all’interno dell’Unione Europea, ma non solo, possano avere delle conseguenze anche per gli altri Paesi. La Gran Bretagna, quindi, non decide solo per sé.

«In ogni pandemia c’è il rischio di una seconda ondata di contagi in popolazioni non vaccinate. Nella diffusione di altri virus si nota che c’è una prima diffusione tra il 30 e il 60 per cento della popolazione»: ha aggiunto Pregliasco.

E ancora: «C’è poi una fase di calo con l’immunità di gregge e in seguito un ripresentarsi in piccoli focolai. Osserviamo questo andamento in infezioni note come il morbillo. Per questo è così importante vaccinarsi. Quindi sì, il coronavirus si assopirà, ma dovremo aspettarci nuovi focolai».

«Indipendentemente dalla mortalità o dalle guarigioni è compito di tutti contribuire agli sforzi per non far diffondere il virus. Molti sottovalutano questa malattia perché simile a un’influenza, ma i suoi effetti vanno visti nell’insieme, per l’impatto che hanno sulla sanità pubblica», ha concluso.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, la lista di tutti i programmi TV cancellati.