Coronavirus: perché gli immigrati si ammalano di meno?

A chiarire l’interrogativo ci ha pensato, nel corso di un’intervista a Libero, il Professor Massimo Galli.

Tra le tante domande in merito al Coronavirus c’è l’interrogativo su come mai siano pochi i numeri degli immigrati che si ammalano. Per avere qualche risposta in merito, i giornalisti del quotidiano Libero hanno interpellato il Professor Massimo Galli, primario dell’ospedale Sacco di Milano, uno dei nosocomi in prima linea nell’emergenza.

I numeri dei ricoverati stranieri

Interrogato in merito ai numeri dei ricoverati extra comunitari nel suo reparto, Massimo Galli ha sottolineato che sono pochissimi, pochi cinesi che hanno contratto la forma italiana della patologia. Secondo l’esperto, che ha sottolineato come siano al vaglio diverse ipotesi in merito ai motivi per cui certe etnie si ammalano poco di Coronavirus (i numeri ufficiali del Sudafrica parlano di 555 casi ma di zero morti), tra le cause potrebbe esserci la differente disponibilità per il virus.

Il Professor Galli ha fornito una spiegazione molto semplice in merito, facendo presente che, in alcune etnie di discendenza africana, potrebbe esserci un maggior fattore protettivo, una sorta di porta chiusa o poco aperta nei confronti del virus.

L’esperto ha posto l’accento sul fatto che la situazione italiana è diversa anche perché nel Bel Paese la popolazione è molto anziana, peculiarità che espone maggiormente alle patologie. Cosa si può dire invece del Giappone, Paese con un’età media molto alta e affine a quella italiana?

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La situazione del Giappone

Il Dottor Galli ha detto la sua anche sui numeri del Paese del Sol Levante, spiegando che in Giappone sono riusciti a circoscrivere rapidamente il virus e a individuare i contagiati. L’esperto ha fatto anche un confronto con l’Italia, dove l’infezione ha circolato per almeno un mese senza che nessuno se ne accorgesse. Ha altresì fatto presente che è una fake news la diceria che vede gli immigrati presenti in Italia non ammalarsi di Coronavirus per via del richiamo anti tubercolosi.

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