Coronavirus: quali sono le differenze con un comune raffreddore?

Le due condizioni hanno diversi punti in comune dal punto di vista della sintomatologia.

In queste settimane all’insegna dell’emergenza Coronavirus, sono tantissime le persone che si pongono domande in merito alla differenza tra i sintomi del Covid-19 e quelli di un normale raffreddore. Nelle prossime righe, puoi trovare la risposta a questa importantissima domanda.

Coronavirus e raffreddore: quali sono le differenze per quanto riguarda i sintomi?

Come ben si sa, il Coronavirus si contraddistingue per una sintomatologia che comprende l’insorgenza di febbre e difficoltà respiratorie. Covid-19 condivide molte caratteristiche con il raffreddore comune. Quali sono le differenze?

A seguito del monitoraggio delle condizioni di 138 pazienti, gli esperti dell’ospedale Zhongnan dell’Università di Wuhan sono riusciti a mettere in primo piano una distinzione tra i vari sintomi. Hanno per esempio scoperto che il 99% dei pazienti affetti da Covid-19 ha a che fare con un aumento della temperatura corporea.

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Come poco fa accennato, più della metà dei soggetti con Covid-19 sviluppa tosse secca e manifesta palese affaticamento fisico. In circa un terzo dei casi si ha invece a che fare con difficoltà respiratorie e dolori muscolari.

La malattia può essere suddivisa in diverse fasi. La prima ha una durata di sette giorni, mentre la seconda dura due settimane. Per fortuna, circa l’85% dei pazienti con diagnosi di Covid-19 sperimenta solamente la fase iniziale.

Entrando nel dettaglio della progressione dei sintomi da Coronavirus, ricordiamo che nei primi giorni i pazienti sperimentano l’insorgenza di febbre. In alcuni casi, possono avere a che fare anche con affaticamento, dolori muscolari e tosse secca. Una percentuale molto piccola di soggetti lamenta anche l’insorgenza di diarrea e nausea.

Dal secondo giorno in poi, i soggetti con diagnosi di Coronavirus vedono peggiorare notevolmente i livelli di stanchezza. Dal settimo giorno in poi inizia la seconda fase e, per la maggior parte dei pazienti, la regressione dei sintomi.

Chi vive da solo, una volta che nota la fine della febbre può tornare a lavorare (ovviamente è fondamentale chiedere consiglio al proprio medico curante). Chi vive con altre persone dovrebbe osservare 7 giorni di isolamento in modo da assicurarsi di essere libero dal virus. Concludiamo ricordando che chi sviluppa problemi respiratori dal settimo giorno può entrare nella fase due, caratterizzata dall’insorgenza di sintomi respiratori di notevole gravità.

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