Coronavirus, salgono i casi in Veneto: 55 nelle ultime 24 ore

Il presidente della Regione Luca Zaia si è detto preoccupato.

Foto di Juraj Varga da Pixabay

Salgono i contagi di coronavirus in Veneto. Nelle ultime 24 ore, infatti, sono stati registrati 55 nuovi casi, che portano il totale dall’inizio della pandemia a 19.525.

Dopo la scoperta di 43 casi presso il centro immigrati della Croce rossa a Jesolo, si impennano i soggetti posti in isolamento (1.617, più 92), e gli attuali positivi (502, più 47). Dati invariati, invece, per i decessi, che restano 2.047, e per i ricoveri, 130 nei reparti ordinari e 9 nelle terapie intensive.

Il presidente del Veneto, Luca Zaia, si è detto preoccupato: «Sta succedendo quello che si sperava non accadesse. […] Avevamo a più riprese paventato potesse essere un grave pericolo: cittadini stranieri rappresentano il focolaio più grande registrato in Veneto dalla fine del lockdown, con decine di positivi e numeri che possono ancora crescere».

Zaia ha anche aggiunto che si stanno verificando «vere e proprie gravissime illegalità, con positivi asintomatici che si rendono irreperibili ai controlli. Vanno assolutamente fermati».

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E ancora: «Di qualsiasi nazionalità siano, quale che sia il mezzo di trasporto utilizzato, da qualsiasi area provengano, mi chiedo come mai non si provveda immediatamente al controllo e, se necessario, al fermo alla frontiera di queste persone, utilizzando le leggi vigenti o, qualora indispensabile, approvando con assoluta urgenza norme specifiche. Esiste un Piano di Sanità Pubblica che va fatto rispettare ad ogni costo, nell’interesse delle stesse persone infette e dell’intera comunità civile, perché se c’è un modo per far tornare Covid-19 è proprio quello di permettere ai positivi di girare indisturbati, mentre vanno fermati».

«Mi chiedo ad esempio – ha aggiunto il Presidente – quali test si facciano e come siano fatti all’arrivo degli immigrati provenienti dal Nordafrica, sia allo sbarco che successivamente. In presenza di una situazione come questa si deve arrivare a pensare anche a un blocco totale, perché la solidarietà è sacra e inviolabile, ma la salute pubblica vale di più».

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