Coronavirus, Zaia e Fontana: “Chiudere quasi tutto in Lombardia e Veneto”

La richiesta dei governatori di Lombardia e Veneto al Governo Conte.

Attilio Fontana e Luca Zaia, i governatori rispettivamente di Lombardia e Veneto, hanno chiesto al governo di chiudere in maniera totale negozi, uffici e trasporti: «Piuttosto che protrarre un’agonia che dura mesi, credo sia meglio arrivare a una chiusura totale, così da bloccare definitivamente il contagio» ha detto Zaia.

E Fontana, dopo un incontro con i 12 sindaci dei capoluoghi lombardi, ai microfoni di RaiNews24, ha affermato: «Credo sia utile per la salute dei nostri cittadini, ma anche per l’economia. Zaia ha usato il termine giusto: piuttosto che rinviare un’agonia non dando via libera a una ripresa a tempo pieno e con la massima energia della nostra economia, meglio fare un sacrificio di una o due settimane in cui si blocca tutto, ma ci si libera da questo virus definitivamente per poi ripartire con entusiasmo, invece di questo stillicidio di divieti parziali, poi revocati, poi allargati. Bisogna prendere il toro per le corna».

La richiesta è indirizzata al Governo ed esclude alcuni servizi essenziali, come gli alimentari e la raccolta dei rifiuti.

Anche CGIL, CISL e UIL Lombardia sono sulla stessa lunghezza d’onda. I sindacati hanno scritto a Fontana e hanno chiesto di fermare ogni attività economica, produttiva e di servizio. Ciò perché, nonostante le misure prese dal Governo con il decreto firmato ieri, «il moltiplicatore quotidiano dei contagi, dei ricoveri in ospedale, dei ricoveri in terapia intensiva e, purtroppo, dei decessi continua ad assegnare alla nostra regione un primato assoluto dell’emergenza sanitaria che non ha uguali, ad oggi, nel resto delle regioni italiane».

I sindacati hanno affermato che «la situazione dei presidi sanitari, quale ci viene rappresentata anche dai lavoratori e lavoratrici della sanità nostri associati, è di fatto al collasso e agli stessi operatori sono richieste prestazioni orarie e carichi di lavoro già insostenibili. Non vogliamo neanche pensare quale scenario si aprirebbe nelle prossime ore se la frequenza dei contagi e dei ricoveri dovesse proseguire con il trend degli ultimi giorni o, peggio, incrementarsi ulteriormente».

Quindi, per i tre sindacati « le misure sin qui messe in campo non sono, purtroppo, sufficienti; se milioni di persone continuano a doversi muovere nei nostri territori per andare a lavorare, se viaggiano a stretta vicinanza sui mezzi pubblici, se lavorano fianco a fianco nelle fabbriche, negli uffici, nelle aziende di servizi, ecc., le probabilità di contagio restano altissime».

Inoltre, «non si può tacere il crescente stato di confusione che stanno generando le differenti scelte organizzative e operative che le singole aziende e amministrazioni pubbliche stanno mettendo in campo, nella ricerca, per approssimazione, di far fronte alle tante, diverse e complesse situazioni che si presentano». Quindi, i sindacati hanno chiesto a Fontana «una profonda ma urgente valutazione sulla necessità e l’urgenza di procedere al fermo di ogni attività economica, imprenditoriale, produttiva, di servizio che non sia giudicata essenziale e per la sua natura non sospendibile».