Coronavirus, Zangrillo dalla D’Urso: “Ci dà fastidio la banalizzazione”

Il medico del San Raffaele è intervenuto nel corso dell’ultima puntata di Live.

Nel corso della puntata di Live – Non è la D’Urso di domenica 29 marzo è intervenuto con un collegamento in studio il Professor Alberto Zangrillo, primario della terapia intensiva dell’Ospedale San Raffaele e tra i medici maggiormente in prima linea nell’emergenza Coronavirus.

Le parole di Zangrillo

Alberto Zangrillo si è collegato con lo studio di Barbara D’Urso. A seguito delle domande poste dalla conduttrice in merito alla situazione della terapia intensiva al San Raffaele, ha specificato che quello che chiedono di più sia i medici sia gli infermieri che lavorano in questa delicatissima situazione è di essere lasciati in pace.

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«Stiamo facendo un lavoro molto serio, stiamo facendo un lavoro molto difficile, stiamo facendo un lavoro di cui andiamo fieri, ma ci danno molto fastidio la banalizzazione e la estremizzazione di questo fenomeno. Dobbiamo essere capaci di relativizzare la realtà. In questo momento si continua a morire di cancro, si continua a morire di malattie oncoematologiche, continuano a morire i bambini. Quello che ha fatto un grande ospedale come il mio è stato quello di organizzare passo passo la realtà organizzata di una grande terapia intensiva passando da 4 letti fino a 60 più quelli che dedichiamo alle altre patologie».

Queste le parole del professore, che ha sottolineato come la malattia nelle sue forme più gravi si manifesti con una polmonite che i sanitari e i medici non hanno mai visto. Ha altresì invitato l’utenza a non banalizzare parlando con poca consapevolezza dei temi che ci vogliono per uscire dalla terapia intensiva.

Ha poi posto l’accento sul fatto che la situazione nazionale non richiede aiuti per quanto riguarda i respiratori. Inoltre, ha specificato che i medici non si sono mai trovati davanti alla scelta tra «l’ammalato A e l’ammalato B»

Nel corso del suo intervento nel salotto di Live, Zangrillo – che ha criticato la scelta dei trasferimenti di alcuni pazienti in Germania – ha specificato che l’ospedale in cui lavora, anche se privato, è al servizio della sanità pubblica, in quanto fa da hub e riceve quello che i piccoli ospedali della sanità pubblica non riesce a gestire.

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