Cos’è la burgonza, la burrata ripiena di gorgonzola

Burrata ripiena di gorgonzola DOP, la burgonza è nata, per caso, dall’iniziativa del titolare di un caseificio di Altamura.

Cos’è la burgonza? Negli ultimi giorni sul web si sta parlando tantissimo di questo termine. Quando lo si chiama in causa, si inquadra un prodotto pugliese, frutto della creatività dei titolari di un caseificio di Altamura, località famosa in tutto il mondo per via del pane (prodotto che, nel 2003, ha conquistato la denominazione DOP).

La burgonza altro non è che una burrata al gorgonzola. L’idea iniziale che ha portato alla sua produzione è venuta a un cliente affezionato che, un giorno, ha chiesto ai titolari del caseificio se mai avessero pensato di preparare una burrata ripiena con il celebre formaggio lombardo.

Intervistato dal quotidiano Repubblica, uno dei proprietari del Caseificio Viscanti, realtà con alle spalle tanti anni di storia (la fondazione risale al 1962), ha dichiarato che, inizialmente, la richiesta l’ha lasciato un po’ interdetto. Ha però deciso di provare e, assieme ad alcuni amici, ha organizzato dei gruppi di assaggio di questo nuovo prodotto.

La conferma del gradimento è arrivata dopo una cena, quando è stata portata in tavola una burrata che, a differenza di quella tradizionale, al suo interno non aveva la stracciatella ma il gorgonzola. I commensali, a detta di Viscanti, hanno apprezzato molto. Da quella sera ha visto la luce la burgonza, pasta filata ripiena di gorgonzola DOP, una delle eccellenze tipiche della gastronomia lombarda.

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Un prodotto di grande successo

Dalla collaborazione tra il titolare di un caseificio e uno dei suoi più affezionati clienti è nato un prodotto di grande successo che, nel corso degli anni, è diventato sempre più richiesto. Inizialmente la burgonza era disponibile solo presso il Caseificio Viscanti e su prenotazione. Oggi come oggi, è un prodotto facile da trovare in diverse zone della Puglia.

Non c’è che dire: si tratta davvero di un esperimento di creatività culinaria che dimostra come l’inventiva italiana non conosca confini!

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