Covid-19, il virus nei pipistrelli da più di 40 anni? La scoperta cinese

Quando è nato il nuovo coronavirus?

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Di recente la virologa cinese Shi Zhengli, famosa per il suo lavoro sui virus dei pipistrelli, si è occupata delle teorie cospirazioniste che affermano che il coronavirus responsabile della pandemia di Covid-19 sia fuggito dal Wuhan Institute of Virology (Cina) dove lavora. Confutando queste teorie con forza e convinzione, ha ricordato che la ricerca dell’origine di un virus è un compito scientifico molto difficile.

Questo è senza dubbio il motivo per cui è necessario mobilitare un team internazionale e multidisciplinare per cercare di vedere più chiaramente l’origine del SARS-CoV-2. Soprattutto perché i coronavirus hanno un materiale genetico altamente ricombinante. In altre parole, varie regioni del loro genoma possono essere derivate da diverse fonti.

Come riportato su Futura-Sciences.com, per ricostruire la storia evolutiva di questo coronavirus in particolare è prima necessario identificare tutte le regioni che si sono ricombinate. Quindi, occorre ricostruire le storie filogenetiche delle regioni non ricombinanti. Poi, bisogna confrontarle tra loro per vedere quali virus specifici potrebbero essere stati coinvolti in eventi di ricombinazione avvenuti nel passato.

covid-19 coronavirus
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Un lavoro meticoloso che ha permesso ai ricercatori di ricostruire finalmente la relazione evolutiva tra il SARS-CoV-2 e i suoi virus conosciuti più vicini. La conclusione: il coronavirus appartiene a un ‘lignaggio’ di circa 40 – 70  anni fa. Inoltre, il SARS-CoV-2 è geneticamente molto vicino – circa il 96% – a RaTG13, identificato nel 2013 nella provincia dello Yunnan (Cina), e si è discostato da esso nel 1969. In pratica, il nuovo coronavirus sarebbe rimasto ‘nascosto’ nei pipistrelli per più di 40 anni.

I ricercatori hanno anche scoperto che uno dei tratti più antichi che il SARS-CoV-2 condivide con i suoi ‘genitori’ è proprio quello che gli consente di riconoscere e legarsi ai recettori sulla superficie delle cellule umane.

«Questa non sarà la nostra ultima pandemia di coronavirus», ha avvertito il biologo Macej Boni in una dichiarazione della Penn State University (Stati Uniti). «Un sistema di sorveglianza molto più completo e in tempo reale deve essere messo in atto per tenere sotto controllo questo tipo di virus prima che il numero di casi raggiunga i 100. Per fare questo, i ricercatori chiedono un migliore campionamento dei pipistrelli selvatici con l’obiettivo di identificare i virus più a rischio».