Covid-19 in Italia, Ricciardi: “Dobbiamo evitare il lockdown nazionale”

Le parole del consulente del ministro della Salute Roberto Speranza ad Agorà

«Noi vogliamo e dobbiamo evitare un lockdown nazionale e vogliamo evitare anche i lockdown locali. È chiaro che per farlo dobbiamo limitare la circolazione del virus. E queste strategie di contenimento basate su tre pilastri, cioè la distanza di sicurezza, le mascherine e l’igiene delle mani e degli ambienti di vita e di lavoro, sono i perni essenziali comportamentali su cui basarsi».

Così Walter Ricciardi, cconsigliere del ministro della Salute per l’emergenza Covid-19 e ordinario di Igiene generale e applicata alla Facoltà di Medicina e chirurgia dell’università Cattolica di Roma, intervenuto ad Agorà su Rai3.

“PROTEGGERE GLI ANZIANI”

L’esperto ha spiegato che «oggi il contagio avviene in famiglia. L’età media è intorno ai 50 anni. La cosa che dobbiamo evitare è che vengano contagiati gli anziani, perché nel momento in cui viene contagiato un anziano il decorso clinico può essere molto più grave rispetto alle persone di un’età più giovane».

«Abbiamo visto – spiega ad ‘Agorà’ su Rai3 – la rimessa in moto della circolazione del virus dopo le vacanze. I ragazzi che sono andati soprattutto in Paesi come la Spagna, la Grecia, la Croazia, Malta, che non avevano adoperato le nostre cautele, o che hanno fatto le vacanze in regioni come la Sardegna, che hanno riaperto le discoteche e non hanno esercitato un controllo sui luoghi di assembramento, sono poi ritornati in famiglia. E da luglio in cui l’età media degli infetti era 25 anni pian piano lo hanno trasmesso ai loro familiari».

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“IL PROBLEMA NON SARANNO LE TERAPIE INTENSIVE”

Ricciardi ha poi puntualizzato: «In questo momento il problema non saranno le terapie intensive perché le terapie intensive le abbiamo già raddoppiate da 5mila a 10mila. Il problema saranno gli altri reparti, perché fortunatamente oggi noi siamo più bravi e intercettiamo prima i pazienti, per cui le terapie intensive se va tutto bene non le riempiremo».

«Il problema è non far andare i pazienti in terapia intensivama quindi questo significa curarli nei reparti e, siccome sono pazienti infetti, non possono essere curati senza attenzione alle norme legate al rischio biologico. Questo significa ampliare i letti, assumere persone, incrementare. Nei passati 10 anni abbiamo tagliato o mancato di finanziare la sanità per 36 miliardi e questo cosa ha significato? Un esodo di 40mila operatori».

«Noi – ha aggiunto – oggi abbiamo 40mila medici e infermieri in meno rispetto al passato. Con le misure straordinarie ne abbiamo assunti 32mila, ma ancora c’è da fare».

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